Viaggio Marzo 2008.
Gioite, si, esultate in eterno per quanto io sto per creare; poiché ecco io creo Gerusalemme per il gaudio, e il suo Popolo per la gioia : Isaia 65 .18.
Cari fratelli e sorelle c’è in questo verso una promessa del Signore per i credenti che sono tristi. Egli crea una città , Gerusalemme, e un popolo, Israele ,affinchè noi abbiamo gioia. Ed è con grande felicità che vi annunciamo le ultime notizie dell’ultimo viaggio fatto nel mese di marzo nella terra dove il Signore tornerà.
Ormai è da sei anni che con mia moglie visitiamo il Suo popolo regolarmente, per vedere come si avvicinano i tempi stabiliti da Dio. In quest'ultimo viaggio ci hanno accompagnati il fratello Claudio G. con sua moglie. Abbiamo camminato, visitato, incontrato fratelli e figli di Giacobbe rimanendo ammirati di come il Signore sta creando un paese e una nazione per la gioia di tutti quelli che adorano il Dio d’Israele.
1. La città di Davide
Il primo grande regalo che il Signore cio ha fatto è stato di poter usufruire di una casa dentro la città di Davide dove si sta svolgendo una battaglia spirituale per la restaurazione di tutte le cose. La città di Davide è un’area archeologica a Sud del monte del tempio di Salomone ( spianata delle moschee) descritta in II Samuele al verso 9. Possiamo dire di aver abitato nel capitolo 5 del secondo libro di Samuele. In questo capitolo il Signore fa un patto eterno con Davide nominandolo Pastore e principe d’Israele , in realtà promettendo la venuta del Pastore Messia Gesù della discendenza di Davide. In seguito a questa grande promessa mai revocata, Davide si muove con i suoi guerrieri e conquista quello che sarà il primo nucleo della Gerusalemme storica. I Gebusei vengono cacciati e la maggior parte del racconto della vita di Davide si svolge in questa città. Nonostante la presa di Gerusalemme del giugno 1967 da parte dell’esercito d’Israele il sito archeologico della città di Davide è rimasto sepolto dalle case arabe costruite solo il secolo scorso. Da 4 anni circa gli israeliani stanno acquistando queste case dagli arabi per demolirle e continuare a riscoprire il palazzo di Davide e i dintorni . Nelle ultime settimane gli archeologi hanno trovato un anello-sigillo con un nome biblico inciso, un reperto antico testimone della veridicità del racconto biblico e della lunga permanenza d’Israele in questo luogo. Dei credenti hanno aperto nella zona un locale di preghiera per intercedere affinchè queste operazione possano avvenire in pace. Possiamo dire che la ricostruzione archeologica della città biblica di Davide realizza simbolicamente la profezia di Amos 9-11: “ In quel giorno io rialzerò la capanna di Davide che è caduta”. Naturalmente ci sono molte contestazioni da parte degli islamici , per cui ogni mattino prima dell’alba venivamo svegliati dagli altoparlanti delle vicinissime moschee. Per Israele è quasi la realizzazione della restaurazione del regno di Davide, ma noi sappiamo che tutte queste cose prefigurano la venuta del Regno di Cristo. In questi giorni tutto Israele è l’albero di fico che si sta svegliando. Com’è scritto in Ezechiele 5:5 Gerusalemme è al centro delle nazioni e quello che accade in Israele riguarda tutto il mondo.
2. “ Nondimeno, io ho amato Giacobbe” (Malachia 1:2)
Tutta la nazione è in movimento nonostante l’assedio terroristico e politico e di fatto nel paese è evidente una grande vitalità. Nonostante questa grande vitalità è il tempo della prova di Giacobbe e come sappiamo solo due settimane fa sono stati uccisi otto ragazzi adolescenti che avevano la sola colpa di studiare la Torah. Lo spirito di Edom il distruttore e gli adoratori di bahallà spargono sangue. Questi lutti sembrano non togliere la gioia agli abitanti della città che pare non si accorgano dei tanti poliziotti che pure vigilano. Ora il Signore conosce le colpe e le debolezze di Giacobbe ( Israele) eppure Lui si è definito il Dio di Giacobbe, e pur chiamandolo verme ( Isaia 41:14) dichiara espressamente in Malachia 1:2 “ Nondimeno io ho amato Giacobbe” Dunque la condotta dei figli di Giacobbe oggi non è sempre lineare, a volte gli israeliani sembrano essere guidati dal loro orgoglio e dalla stessa furbizia che ha caratterizzato Giacobbe, ma vi è una dichiarazione di Dio che dice: “Io ho amato Giacobbe”. Chi siamo noi per giudicare Israele? Non è più conveniente metterci all’ombra dell’amore di Dio per Israele?
3. Il possesso della terra
Abbiamo visitato la città di Ebron, la città di Abrahamo, della sua tenda e della quercia di Mamre , la città assegnata a Caleb da Giosuè e dell’incoronazione di Davide. Purtroppo le notizie non sono buone. Vi è una tensione crescente a causa dei cosiddetti islamici di Hamas che sobillano la popolazione contro i soldati , per cui l’aria rischia di incendiarsi da un momento all’altro. Il luogo della sepoltura dei patriarchi è ormai completamente disertato dai turisti e i 5 mila ebrei che vi abitano vivono asserragliati in un recinto militare pur di non abbandonare la città seconda per importanza biblica solo a Gerusalemme. Un altro fratello, riconosciuto leader spirituale, ha deciso di andare a vivere ad Anatot, il villaggio di Geremia, che secondo i programmi di pace dei politici deve essere ceduta agli islamici dello stato palestinese. Questo fratello testimonia agli ebrei che vivono in quel villaggio e agli altri, non il fanatismo del possesso della terra , ma il fatto che la terra d’ Israele è stata preparata per la glorificazione del nome di Dio e il popolo d’ Israele insieme a tutti i credenti che si aggiungeranno è il servo di questo culto a Dio. Per questo il Signore ha promesso quella terra al Suo popolo, per il culto a Lui solo e non per l’orgoglio d’Israele.
4. La prova di Giacobbe
La tribolazione di Giacobbe oggi significa: più di un milione e mezzo di poveri, cioè adulti e bambini che tutti i giorni non sanno se avranno da mangiare, spese militari altissime che tolgono investimenti per il lavoro e la società. Anni di terrorismo e di minacce internazionali in cui è crollato il turismo. Ma grazie a Dio quest’anno, in occasione del sessantesimo anniversario dello Stato d’Israele, il turismo si è ripreso. La sofferenza d’Israele di questi tempi è un incoraggiamento per la chiesa Italiana. Quel che conta non è quanti e quali problemi ha, ma se sta cercando Dio. Israele ha dei grossi problemi con le nazioni e fra queste l’ Italia che si è messa in giudizio piuttosto che in soccorso. Giacobbe aveva problemi col suocero, col fratello, ma lui cercava la benedizione della primogenitura e Dio lo ha amato e lo ama ancora. Oggi una parte di Israele sta cercando il suo Dio, perché la politica ha fallito e la minaccia è grande. Così sarà per la chiesa e per ogni credente che cerca la benedizione. Siamo andati a Gerusalemme, non in pellegrinaggio ad un luogo santo, ma per benedire e ricevere dal popolo che Dio ha benedetto. Andiamo a Gerusalemme non come ad un santuario, ma per partecipare al sostegno del popolo che Dio ama e alla comunione della chiesa dei Santi che sono in Gerusalemme. Abbiamo avuto il privilegio di essere portatori di doni in denaro, affidatici dalla chiesa italiana, e organizziamo periodicamente viaggi in Israele anche allo scopo di contribuire al sostegno del popolo che ha ripreso possesso della terra assegnatagli dal Signore. Abbiamo fatto visita all’ Assemblea di Via dei Profeti, guidata dall’anziano fratello Victor Smadja. Questo fratello che da giovane missionario ha partecipato a campagne evangelistiche negli anni sessanta nel Foggiano ed in seguito ha tenuto dei convegni organizzati dal fratello Giona Prencipe a Poggio, continua ad essere una testimonianza e un’autorità fra i credenti messianici nel Paese. Ormai si può dire che Israele è uno dei paesi più evangelizzati al mondo.
5. “Ricordatevi della parola che v'ho detta: Il servitore non è da più del suo signore. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; “ (Giovanni 15:20)
Purtroppo evangelizzazione significa anche ricevere il privilegio della persecuzione. Così è accaduto che durante la festa di Purim ( libro di Ester) in cui è usanza scambiarsi dolci e piccoli doni, al figlio di un credente messianico molto impegnato nell’evangelizzazione è stato recapitato un pacco bomba. Il giovane fratello ha subito delle lesioni gravi ai polmoni, ad un occhio e alle gambe.Ma i medici hanno parlato di miracolo perche la bomba è stata confezionata per uccidere. Il ragazzo sta bene e ci sono buone speranze che non perda l’occhio e l’uso degli arti. Preghiamo per la sua completa guarigione. La polizia non ha ancora accertato se sia stato un ebreo ortodosso oppure un islamico. Ma il Signore ha già cambiato il male in bene, perché tanti simpatizzanti israeliani hanno inviato alla famiglia del giovane messaggi di solidarietà e hanno chiesto di più dell’Evangelo. Non solo, la persecuzione rafforza la comunione tra le varie assemblee creando un forte spirito di amore fraterno e di sfida evangelistica. Questo è solo l’episodio più grave che si è verificato, ma abbiamo ascoltato testimonianze di altri fratelli evangelisti che devono proteggere le famiglie dalla discriminazione, perché appena si sa che nella strada risiede una famiglia messianica il quartiere attacca lungo la strada manifesti di emarginazione e i bambini sono guardati con sospetto dai loro compagni. Per tutti questi motivi è buono portare il nostro incoraggiamente a chi sta testimoniando Gesù nella Sua
città ( Atti 1:8 ).
6. “Lavori in corso”
In Israele oggi ci si sente come in mezzo ad un cantiere: immaginiamo il cantiere della costruzione del tempio: il primo libro dei Re ci racconta che Salomone aveva 70.000 uomini che portavano carichi e 80.0000 tagliatori di pietra e immaginiamo quale fervore di attività! Posizionare le pietre, gettare le fondamenta; costruire il palazzo utilizzando il legname di cedro e di cipresso portato dal Libano, costruire gli arredi, gli addobbi, gli utensili, e così via. Una enorme quantità di gente al lavoro per costruire quella enorme casa! Anche oggi in Israele c’è un’enorme quantità di gente che fa i lavori più disparati, ognuno secondo le proprie capacità, ognuno secondo le proprie abilità e secondo la propria chiamata da parte del Signore. Colpisce come fra i credenti con la fede nel Messia Gesù, impegnati in opere diverse e denominazioni diverse ci sia uno spirito di comunione e di collaborazione trascurando le discussioni. Ancora una volta abbiamo incontrato i fratelli della missione Shevet Achim, che si occupa di portare bambini cardiopatici palestinesi, per lo più da Gaza, oppure dall’Iraq e dal Curdistan, affinché siano operati nei moderni ospedali di Tel Aviv. Si tratta di un’altra piccola missione, di persone chiamate a dare in qualche modo il loro contributo alla costruzione della casa! Possiamo certamente dire che si tratta di un modo di evangelizzare, toccando i problemi di famiglie musulmane, insegnando che gli ebrei non sono necessariamente dei nemici, e tutto questo nel nome dell’amore di Gesù. In questo clima di “lavori in corso”, anche per i Palestinesi ci sono buone notizie. In Genesi 21:12 Dio fa una promessa ad Abrahamo che benedirà Ismaele. I figli di Ismaele che metteranno la loro fede in Cristo saranno figli di Abrahamo (Galati3.7) Ancora in Isaia 19 è profetizzato che negli ultimi giorni l’ Egitto e l’Assiria andranno a glorificare il re a Gerusalemme. Questa parola sta guidando l’azione missionaria di alcuni credenti che portano l’evangelo fra gli arabi. In particolare abbiamo incontrato la sorella americana Karen, di cui avevamo letto sul numero di Novembre 2007 della rivista messianica “Israel Today”. Alcuni anni fa ha sentito la chiamata dal Signore ed è andata a vivere a Gerico in un campo profughi, per alleviare le condizione di vita e portare la speranza nel nome di Gesù, a coloro che sono rigettati da tutti, anche dai loro “fratelli” arabi. Qui è stata coadiuvata da un’altra sorella, con un lungo passato di missione alle spalle, che ha venduto la sua casa di Los Angeles e si è trasferita a Gerico. Il risultato è che oggi in quella città presso un ristorante si riunisce un’assemblea formata principalmente da donne ex musulmane. Dopo gli accordi Oslo, la città di Gerico è stata ceduta a Fatha e ai capi dell'organizzazione palestinese che ha usato i soldi europei per costruire un Casinò e una moschea, col risultato che dopo l’intifada la popolazione locale è alla fame. Queste sorelle distribuiscono aiuti alimentari al locale campo profughi e bibbie in arabo. Colpisce la determinazione delle scelte e la fede con cui si devono affrontare mille sfide ogni giorno. A Tel Aviv abbiamo visitata l’opera evangelistica di “Trumpet of Salvation” (tromba di salvezza) organizzazione fondata nel 1984 da Jacob Damkani, nato sul mare di Galilea da una famiglia di ebrei religiosi, e convertito a Cristo nel 1977. Nel 1996 un pastore di una scuola biblica in Germania gli telefonò per chiedergli se poteva mandargli 35 studenti per istruirli e metterli al lavoro; così cominciarono le campagne note in tutto il mondo con il nome ” al giudeo prima”, il cui intento è realizzare il desiderio di Dio di portare a gelosia Israele attraverso i credenti delle altre nazioni. (Romani 11:11-14) Per 12 anni hanno ospitato i volontari da tutto il mondo nel loro “hotel a 1000 stelle”, (come amano dire loro) nel senso che ospitavano fino a 55 persone nel giardino di casa. Oggi hanno da poco inaugurato un accogliente hotel a Tel Aviv, che considerano equivalente a Capernaum, ai tempi di Gesù: densamente popolata, secolare e con una ridotta opposizione religiosa. L’hotel Gilgal si trova a cento metri dalla spiaggia del Mediterraneo, pensato per accogliere i credenti che anche dall’Italia vogliano svolgere un periodo evangelistico presso questa missione.
7. Il deserto fiorirà.
Un’altra parte del viaggio si è svolta nel deserto del Neghev.
Chi oggi scende al nuovo aeroporto Ben Gurion, costruito in tempi di crisi economica, è colpito dalla modernità del paese, dal suo livello di vita e dalla qualità dell’accoglienza dei visitatori, oltre a un diffuso senso di vita e di pace.
In verità solo la metà del paese , il centro nord, Giudea e Galilea, sono sviluppati e abitati. Tutto il sud è ancora deserto e pochissimo abitato. Dunque la profezia del deserto fiorito non si è ancora completata. Un gruppo di credenti dal nord
Europa ha piantato le sue tende nella valle dell’Aravà nel deserto, ispirato dal capitolo 35 di Isaia: “ Il deserto e la terra arida si rallegreranno, la solitudine gioirà e fiorirà come la rosa …là sarà una via maestra , una via che sarà chiamata la
via Santa …” Simbolicamente hanno piantato due alberi di ulivo, Zaccaria 4.3, e abitando in caravan hanno cominciato a colonizzare il deserto vicino ad altri coloni israeliani. Questa visione profetica ha a che fare col ritorno, non ancora finito, del popolo alla terra d’Israele. Oggi la popolazione d’Israele è di circa sei milioni e settecentomila abitanti: più della metà di tutti gli ebrei sulla faccia della terra. Tutti gli altri devono ancora ritornare e l’unico posto ancora da da abitare è il deserto. Parte di questa profezia riguarda gli ebrei italiani di origine sefardita, compresi i molti marrani ( ebrei battezzati con la forza ) soprattutto dell’ Italia meridionale. Secondo il profeta Abdia v. 20 quelli di Sefarad ( gli Italiani fanno parte di questo gruppo) andranno ad abitare la regione meridionale. In pratica negli ultimi
tempi, lo Spirito di Dio sveglierà le migliaia di ebrei, anche italiani, che hanno perduto la memoria della loro discendenza ebraica e ritorneranno in Israele.Colpisce come tanti credenti messianici ed evangelici nelle loro scelte di
vita siano guidati da precisi passi della scrittura. In tutto questo panorama umano e profetico i credenti evangelici di parte della chiesa universale stanno riscoprendo
l’insegnamento dell’apostolo Paolo nel cap. 11 di Romani, dove chiaramente è detto che la vita dei credenti dipende dalla linfa che scorre nel tronco d’ Israele la cui radice è il Rampollo di Davide. Così tante missioni e credenti si stanno
collegando, visitando e sostenendo il paese d’Israele, non per un atteggiamento partigiano o una religiosità giudaizzante, ma per realizzare le promesse di benedizione che scaturiscono da un rapporto d’amore tra i Credenti e il
popolo d’Israele, soprattutto il rimanente che ha già confessato il nome di Cristo come Salvatore.
Conclusione
Per quel che riguarda noi di Alleanza Messianica, pur curando e mantenendo buone relazioni con i tanti contatti fin qui realizzati, non possiamo seguire con uguale passione tutte le iniziative e abbiamo scelto di mantenere il nostro rapporto preferenziale con il fratello Avner Boskey di Beer Sheva, oltre che con l’assemblea dei fratelli di via dei Profeti. Il Fratello Boskey, ebreo israeliano, con sua moglie Rachel e i suoi 4 figli ha un ministerio musicale di lode e adorazione e di insegnamento biblico soprattutto sull’attualità d’Israele ed è già stato una volta ad Ancona dove ha tenuto un convegno. Non si esauriscono qui le notizie, ma ve le diamo come incoraggiamento per il tempo della chiesa Italiana e per il suo posto nel piano di Dio. Per quel che ci riguarda secondo il calendario biblico, Levitico 23, la prossima Festa delle capanne saremo a Gerusalemme con un gruppo di fratelli. Chi fosse interessato a questo viaggio può contattarci, o se gradite una visita nella vostra chiesa sul tema d’ Israele siamo disponibili. Ci benedica il Signore.


