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La festa delle Capanne a Gerusalemme. Profumo di Cristo e Gusto di D-o.

Anche in questo Settembre 2010 per noi si è realizzata la parola di Deuteronomio 16-15 :

" Celebrerai la festa delle Capanne…e ti darai interamente alla gioia."

Ben lo sapeva l’apostolo Paolo che nel quinto capitolo della prima lettera ai Tessalonicesi, in vista del Ritorno del Signore, ci invita ad essere sempre allegri.

Abbiamo passato l’intero mese delle feste bibliche a Gerusalemme, uscendo dai calendari del mondo occidentale, per entrare nel programma di D-o, ossia la Festa delle Trombe o Rosh Haschanah ( capo d’anno del 5771) e passare dieci giorni di riflessione prima del grande Giorno del Signore, Yom Kippur ( giorno di pentimento e ravvedimento in cui Israele si ferma, eccezion fatta per le ambulanze).

Questo giorno, in cui ci si presenta in silenzio davanti al Signore, è subito inondato dalla gioia del perdono e dell’imminente prossima festa. Già si vedono i primi rami di palme che presto, in ogni angolo della città, ricopriranno le Capanne dove le famiglie tabernacolano.

La capanna, simbolo del Regno di Dio e della restaurazione del regno di Davide, è il simbolo più bello della vita della città di Dio e della sua restaurazione e abitazione.

Torme di religiosi si accalcano tra i banchi del mercato per acquistare i lulav: mazzi composti dai tre rami di Aravà ( salice), Hadassà ( mirto), Tamar ( palma) a cui si unisce l' Hetrog ( un cedro). Per sette giorni tutti quelli che vanno al monte del tempio ( muro occidentale) portano con sè questo mazzo di foglie ed il frutto prelibato.

Il lulav è ricco di simbologia, anche profetica. Dunque il fascio dei rami è anche simbolo della riunione degli eletti del Signore da tutte le nazioni sul Suo monte santo.

Secondo il profeta Zaccaria 12:6-18, neli ultimi giorni molti delle nazioni ubbidiranno alla chiamata del Signore e saliranno a Gerusalemme per festeggiare la Festa delle Capanne insieme ad Israele.

In effetti più di ventimila credenti evangelici, e non solo, si sono recati anche quest’anno a Gerusalemme. Colpisce come lo Spirito Santo sospinga i credenti dai lidi più lontani: dalla Cina al Brasile, dall’Australia all’Africa. ( Ben più triste è la partecipazione delle nazioni europee). Tuttavia, siamo grati al Signore perché anche quest’anno abbiamo potuto rappresentare l'Italia tra le poche delegazioni europee.

Il mazzo del lulav è anche profetico dello stato della relazione tra Israele e la Chiesa.

Il salice, che non ha odore né sapore, è simbolo dell’uomo e del popolo superficiale; il mirto che ha odore e non sapore ci parla dei gentili che si sono avvicinati a Cristo. Anche l’apostolo Paolo dice: voi avete il profumo di Cristo. Vi è in questo una vitalità della chiesa, ma non ancora un suo approfondimento sulle verità bibliche.

La palma ha sapore ma non odore e per questo ricorda Israele che ha la conoscenza delle profondità delle scritture ma non ne emana il profumo, mancando della testimonianza del profumo di Cristo, il Messia. Ma ha sapore gustoso ed è nutriente proprio come il dattero ( “ gustate quanto il Signore è buono” ).

Del tempo del cedro intravediamo l’imminenza: il frutto pieno del gusto di D-o e del profumo di Cristo, è il punto di arrivo della festa del Signore e del ritorno dello Sposo.

Attualmente, anche in Israele si percepisce un certo narcisismo, sia giudaico che cristiano: da una parte gli infingimenti di tanti religiosi ebrei che evitano l’incontro con i testimoni gentili del messia, dall’altra le preoccupazioni salvifiche di un certo cristianesimo, intrappolato nella sua storia e nel suo orgoglio, che si erge a giudice della salvezza altrui. Ognuno arroccato nella sua separazione e nelle sue ingiunzioni. Uno spirito di dominio politico-religioso vuole prolungare il suo regno e imporre la sua pace. Ma tutto questo non impedisce all’unico Re di dar vita alla sua festa, di soffiare e disperdere come nebbia al sole, dominazioni politiche e tenebre religiose che tanta violenza hanno generato.

E’ sorprendente come il Signore, nonostante la violenza morale e materiale, abbia in questi giorni donato alla città di Gerusalemme e ai suoi ospiti Giudei e Gentili una meravigliosa festa e una gioia che dura tutto un’anno. Credenti e visitatori riempiono i negozi comprando shoffar e doni come pegno della loro presenza nella città del Gran Re.

E’ il tempo del Cedro in cui il gusto della parola di Dio e il convivio sotto la capanna di Davide e del Messia, sono la vera chance davanti alle preoccupazioni e alle ossessioni materialistiche che pervadono anche la vita di noi credenti occidentali.

E' anche il tempo della sofferenza, nell'attesa della piena realizzazione delle profezie che già vediamo scorrere sotto i nostri occhi.

Mentre i media del mondo davano solo immagini dei disordini di quei giorni, il nostro cuore era rivolto al Signore della pace e, come sentinelle tra i torrioni, " parlavamo al cuore di Gerusalemme" per consolarla delle ferite aperte.

Tra i molti, anche noi eravamo in preghiera sulle mura di Gerusalemme, guardando nella direzione degli scontri culminati con un morto, avvenuti pochissimi giorni prima.

Altri credenti e pastori sappiamo che erano impegnati nel condividere l’evangelo della pace tra arabi musulmani proprio nei territori contestati e abitati da palestinesi.

Intanto, abbiamo saputo che, fuori da ogni organizzazione missionaria e messianica, molti israeliani si autoconvocano in assemblee, tuttaffatto religiose, per leggere primo e secondo Testamento e conoscere il Messia Yeshuah.

I rumori di questo mondo non ci impediscono di ascoltare una dolce musica che scende dal cielo e che annuncia che il Signore sta mandando avanti la sua festa.

La chiesa non può fare a meno d’Israele e Israele non può fare a meno della Chiesa. Porta tra queste due realtà è il resto fedele d’Israele che abita a Gerusalemme come chiesa di Pietro, Giovanni e Giacobbe (Giacomo).

La chiesa credente in Gesù in Israele è in forte crescita, sia spirituale che numerica, adempiendo sempre più al suo ruolo di guida, come era ad Antiochia e come sarà negli ultimi tempi.

E' meraviglioso constatare come il Signore va avanti secondo la sua Road Map della restaurazione del Suo popolo e della redenzione dei Suoi chiamati. Ma  per questo abbiamo bisogno di occhi profetici.  Amen!



Ultimo aggiornamento (Mercoledì 06 Ottobre 2010 11:41)