Vedetta Messianica

 

 

CIAO! CIAO! IMPERATORE!

Costantino e la sua influenza spirituale sul cristianesimo.

A volte la realtà presenta una complessità e una stratificazione che risponde con chiarezza ai piani e al controllo del Signore. Per questo motivo non è possibile attribuire ad un’ unica causa la spiegazione di fenomeni come l’antisemitismo o l’idolatria del potere nel cristianesimo o alcune forme di paganesimo che vediamo manifestarsi.

Altre volte l’enormità degli eventi e dei personaggi è tale da permetterci di individuare l’origine e il responsabile di certe deviazioni.

Se vi è un uomo cui è possibile attribuire la nascita del cristianesimo come religione separata dalle sue radici Bibliche ed Ebraiche, quest’uomo è certamente l’Imperatore Costantino, detto il grande, e persino il santo. Le decisioni da lui prese non solo costituirono una rifondazione del cristianesimo diverso da come era conosciuto nei primi tre secoli, ma hanno cambiato fondamento e principi della fede cristiana. Spirito e mentalità incisero tanto in profondità che la loro influenza continua ancora oggi e neppure la riforma protestante, che pure aveva preso le distanze da un cristianesimo coniugato col potere imperiale, riuscì a sradicare e a emendarsi da un’idea confusa tra regno dei cieli e regno della terra, politica e religione, clero e società.

Non staremo a raccontare la storia di Costantino, ma solamente ricordiamo alcuni fatti emblematici che hanno radicalmente cambiato la testimonianza della chiesa e dei cristiani e che sono ancora diffusi, e non solo nella chiesa cattolica, nella tradizione e nella pratica di molte chiese cristiane.

Di seguito il breve ma sostanziale elenco.

Ambiguità e ambizione della fede e conversione di Costantino.

Persecuzione e sostituzione del popolo d’Israele e dei suoi insegnamenti.

L’imperatore al posto di Cristo: identificazione e sostituzione del Capo della chiesa.

Antisemitismo e persecuzione d’Israele.

Abolizione e sostituzione del calendario biblico: Pasqua, Domenica e Natale.

Luoghi di culto e idolatria in terra d’Israele.

Convocazione dei concili e loro direzione.

Coniugazione del potere della chiesa col potere imperiale.

Credo niceno cosiddetto “apostolico” e concilii.

 

La storia di Costantino ci è raccontata con piglio apologetico da Eusebio di Cesarea, suo adulatore e ammiratore, l’uomo che ci ha tramandato il documento più attendibile nella sua Vita di Costantino, edito da Rizzoli, da cui trarremo alcune citazioni darVi quella viva impressione che le sue parole suscitano.

La questione principale che molti storici si sono posti è la sincerità della sua presunta conversione nel famoso sogno, in Hoc Signo Vinces, prima della battaglia di ponte Milvio.

L’ambiguità della sua conversione e testimonianza sta in due elementi principali, il primo di carattere storico e cioè che nonostante il suo dirsi cristiano avesse continuato i culti pagani e soprattutto avesse associato alla sua fede nel Cristo il culto del dio sole (sulle sue monete era riportato il simbolo del sol invictus, chiaro riferimento al culto del dio sole di origine babilonese) e del dio mitra. Il secondo è più di carattere psicologico- spirituale, e cioè l'aver rivestito la religione cristiana di una profonda ambizione, utilizzandola come strumento di potere. Dunque la coniugazione del credo interiore col ruolo di colui che maneggiava la spada e il potere trasformò il cristianesimo da religione del cuore e dell’interiorità a religione di Stato e di dominio degli uomini. Egli assunse i panni del Signore Sacerdote, ma soprattutto distribuì cariche nella chiesa e nell’amministrazione dello stato. Titoli ecclesiastici e titoli imperiali conturbarono la fede di molti uomini di chiesa e di sinceri cristiani. In questo senso il cristianesimo divenne una religione del potere, sintomo che ancora oggi si può vedere persino nelle chiese che si sono opposte al cesaropapismo cattolico. Oggi è facile vedere anche chiese e pastori che prendono autorità spirituale dallo Stato indossando fasce tricolori come ministri di culto, ricevendo dallo stato contributi economici, senza rendersi conto della commistione spirituale che ciò comporta.

Costantino fu il primo a intuire il potere di corruzione spirituale che c'era nel distribuire cariche ecclesiastiche e prebende ai vescovi e alle chiese. Con lui la pratica del cristianesimo diventa un teatro del potere personale, sia per i sacerdoti che per i funzionari, abbandonando definitivamente l’importanza della relazione spirituale parlata con Dio, come era dai tempi di Abrahamo e degli Apostoli.

L’attitudine di Costantino e dei suoi vescovi verso Israele svela la natura spirituale del suo cristianesimo non più biblico.

Nel XVIII capitolo del IV libro più sopra citato, a pag. 267, vi è la lettera-decreto in cui l’imperatore mette mano alla questione della pasqua ebraica e così si esprime: “ …la Santissima Pasqua…sembrò opportuno che tutti in ogni luogo la celebrassero lo stesso giorno. … In primo luogo parve inopportuno celebrare quella santissima festività seguendo la consuetudine dei giudei: gli scellerati che contaminarono le proprie mani con un empio delitto (la crocifissione) e di conseguenza resero cieche le loro menti. … per tanto che nulla vi sia in comune tra voi e la folla detestabile dei giudei.

dopo l’assassino del nostro Signore e Padre … arrivano persino a celebrare la pasqua due volte l’anno. … (pag. 273) …oltre al fatto che non debba sussistere nessuna comunanza con lo spergiuro dei giudei.”

Questa lettera, che era un ordine dell’imperatore in forza di un potere armato di spada,

costituisce l’esempio più raccapricciante della cancellazione e la sostituzione degli ordinamenti che il Signore aveva dato sul Sinai a Mosè con l’istituzione della Pasqua biblica, e contestualmente

l’accusa di assassinio rivolto al popolo d’Israele (mentre i vangeli dichiarano che il Principe della Gloria fu ucciso dalle mani inique dei centurioni romani).

Il cambiamento della data della Pasqua, e conseguentemente l’abolizione e sostituzione del calendario biblico ( vedi Levitico 23) può sembrare un piccolo dettaglio, ma se consideriamo che la celebrazione della Cena che Gesù consumò con gli apostoli costituisce il doppio registro della salvezza di Israele dall’Egitto nonché il comandamento che celebra il sacrificio di Gesù, il cambiamento della Pasqua equivale al cambiamento dell’atto fondamentale costitutivo della fede del Cristiano e cioè il Sacrificio supremo in virtù del quale ogni uomo che lo creda riceve perdono e riconciliazione con Dio. La celebrazione Pasquale che Gesù consumò con i discepoli era una dichiarazione di salvezza rivolta prima ad Israele e poi a tutti i popoli. Escludere Israele dalla Pasqua e vietare ai cristiani di celebrare la Pessach ebraica, come la chiesa aveva fatto fino a Costantino, voleva dire cambiare la natura del Sacrificio del Signore che da quel momento in poi assumerà i caratteri di un culto magico non più ricollegabile alla Salvezza. In tutti i secoli successivi fino ad oggi il tempo della cosiddetta Pasqua cristiana è stato quello in cui è stato versato più sangue ebraico. L’imperatore è quello che decreta la separazione dei cristiani dal popolo d’Israele con due gravi conseguenze: l’ignoranza biblica e l’antisemitismo cristiano.

Corollari del cambiamento della data e celebrazione della Pasqua biblica furono l’istituzione della domenica come giorno del riposo, non dedicato al Signore come erroneamente molti cristiani credono, ma dedicata al dio sole. Chiaramente la chiesa degli Atti degli Apostoli si riuniva anche di domenica, dopo aver osservato il Sabato, per festeggiare la resurrezione del Signore. Ma il decreto di Costantino di istituire la domenica e abolire il sabato costituiva un atto di Polizia di natura politica, non un’obbedienza di fede. E’ come se il governo dell’Europa emanasse una legge che istituisse come giorno di riposo il mercoledì e non più la domenica e ci imponesse di osservarlo.

Rimarremmo tutti scandalizzati!

Per completare l’opera istituì il Natale il 25 dicembre, esattamente nel giorno in cui i pagani festeggiavano il dio sole, cioè nel solstizio d’inverno. Non vogliamo entrare nel dettaglio di queste notizie storiche, ma solo considerarne il traviamento spirituale che continua ancora oggi.

Dunque l’imperatore assunse il potere che spettava solo al Dio d’Israele, e cioè decretò gli ordinamenti temporali e di culto, sostituendo le istruzioni date da Dio a Mosè sul Sinai e che, ripetiamo fino alla noia, erano seguite dalla Chiesa degli Atti degli apostoli.

Dunque l’imperatore si fa Dio e promulga delle leggi che non sono solo temporali ma spirituali e segnatamente abolisce il giorno del Sabato, istituisce il culto idolatra del dio sole fissando una data per il natale e cambia il calendario pasquale, che altro non era se non il tempo dell’adempimento del sacrificio dell’agnello.

Ancora oggi molti cristiani non sono consapevoli dell’influenza spirituale di riunirsi nel giorno decretato dall’imperatore e peggio ancora festeggiano il culto pagano del natale. Come è possibile che questo non susciti un santo sdegno?

Il primo atto di idolatria avviene nella dimensione del tempo biblico, cambiandolo, il secondo avviene nella dimensione dello spazio.

Costantino con la compiacenza di sua madre Elena, invade la terra d’Israele, gia devastata dai suoi predecessori, particolarmente Tito e Adriano, e “ converte” i luoghi d’Israele.

Il Signore aveva ordinato a Salomone di costruire il Tempio nella città scelta come residenza del Suo Santo Nome, che intanto era stato distrutto da Tito e consacrato ad Elia Capitolina da Adriano. Costantino fa di peggio: costruisce basiliche e monumenti idolatri col simulacro dei racconti cristiani, statue e culti pagani rivestiti di cristianesimo.

La basilica di Betlehem, sulla Grotta della nascita di Gesù, e la basilica del cosiddetto santo sepolcro sul supposto luogo del golgota ( in seguito gli archeologi documenteranno che quello non eraè il golgota), corredate di tutte le idolatrie che la fantasia può scatenare, sono il massimo esempio di un culto, proibito dalle scritture,che possiamo visionare ancora ai giorni nostri. Scrivendo a Macario vescovo di Gerusalemme dice: “ ciò che è in cima ai miei pensieri è di ornare

con belle costruzioni quel luogo santo”. Marmi e soldi affluiscono in terra d’Israele corrompendo vescovi e fedeli che ancora oggi si inginocchiano davanti a quelle pietre.

La terra d’Israele, su cui il Signore aveva vietato di alzare culti pagani e dove molti re d’Israele avevano lottato contro l’infedeltà del popolo, viene coperta da una crosta di monumenti che ancora oggi sono al centro di contenziosi tra lo Stato d’Israele e le chiese storiche che custodiscono quegli altari paganeggianti, che fruttano molto turismo religioso.

L’atto più ardito è l’idea di dettare alla chiesa direttamente le sue dottrine attraverso le dottrine scaturite dai concili. Da qui l’origine del cosiddetto credo apostolico noto come simbolo niceno.

Fino a quel tempo la testimonianza nel Messia d’Israele seguiva i canoni ebraici anche nella forma dei rapporti fra insegnanti e fedeli. Nulla era citato e considerato che non venisse dalle Scritture Ebraiche ispirate, cioè dalla Parola che il Signore aveva dato ai profeti d’Israele, che era il primo destinatario e messaggero. I padri e i maestri si limitavano alle interpretazioni che a maggioranza venivano approvate catalogate e tramandate. Ciò permetteva un dialogo e un’ammissione di interpretazioni, anche diverse tra loro, che si componevano come tessere di un mosaico.

Le scritture erano opera di Dio ed erano la fonte intoccabile, le interpretazioni costituivano il lavoro dei maestri e mostravano le diverse ricchezze del testo.

Col concilio di Nicea tutto cambiò. Si decise di accantonare la lingua ebraica e il testo rivelato fu sostituito da concetti di filosofia in lingua greca. Inoltre si stabilì esservi una sola dottrina ufficiale e tutte le altre vennero escluse in quanto eretiche. Quello che più sbalordisce è che un neofita cristiano appena convertito, che di mestiere faceva l’Imperatore, convochi un Concilio e lo presieda non solo determinando la dottrina ma promulgandola come legge dello stato. Quindi la questione non è tanto il contenuto delle dottrine, ma piuttosto che le lettere dell’imperatore la impongano con i caratteri della forza del potere. Un conto è il frutto di uno studio tra cultori della Bibbia, un altro è l' imposizione imperiale!

Pag. 253 “ fu così che …convocò un concilio ecumenico invitando i vescovi ad affrettarsi e a darsi convegno da ogni luogo della terra… concedendo l’uso della pubblica posta”.

Trecentoventotto vescovi di tutte le nazioni del Mediterraneo e dell’Asia minore, che durante la persecuzione di Decio e Diocleziano avevano affrontato anche il martirio, si videro invitati su autoblu e alberghi a cinque stelle, al banchetto dell’Imperatore. Fu messa a loro disposizione la rete delle poste e i cavalli dell’impero.

Pag. 255 “Si riunì il fiore dei ministri di Dio di tutte le chiese che si trovavano in Europa intera, in Libia, e in Asia.

Pag. 257 “ L’imperatore aveva dato disposizione che ogni giorno fosse fornito cibo in abbondanza a tutti costoro”.

.. Quando l’intero concilio ebbe preso posto si creò un generale silenzio in attesa dell’imperatore… egli passò in mezzo come un celeste angelo del Signore.”

Pag. 265 “ Per questo motivo si svolgevano festeggiamenti pubblici in tutte le altre province

E l’imperatore stesso offrì un banchetto ai ministri di Dio, era come se …celebrasse attraverso di loro una splendida cerimonia sacra in onore di Dio”

Più chiaro di così!!! Aveva preso il posto di Gesù durante la celebrazione della Pasqua, cioè della Santa Cena! Non si trattava più di un pranzo ma di una messa di cui egli era il sacerdote e il capo della chiesa, e i vescovi giocavano il ruolo degli apostoli e dei fedeli.

In Inchiesta sul Cristianesimo di Corrado Augias (ed. Rizzoli) a pag. 183 il Prof. Caccitti dice: “Il martirio era spesso simboleggiato dal convito celeste, in cui Cristo stesso avrebbe dispensato cibo ai suoi ospiti. …L’imperatore era convinto di essere il vicario imperiale di Cristo”.

Un potente della terra usa la religione per ingrandire il suo potere e addirittura prende il posto dell’unico Dio, ne detta e determina le dottrine ed esegue le scomuniche.

Sappiamo che gli argomenti del concilio di Nicea riguardavano la cosiddetta eresia di Ario, ma in realtà questo era il tema secondario. Il tema principale era un nuovo dio, una nuova città, un nuovo popolo, un nuovo regno mimetico col potere e la religione di Roma; la fondazione di una seconda Roma, chiamata Costantinopoli dal nome del suo dio: Costantino. L’idolatria di un essere vivente era completa e in fondo non era diversa da quella di Augusto, che per primo si fece chiamare figlio di dio. Soprattutto esclusione e sostituzione di Israele e delle sue Scritture come popolo della promessa, della rivelazione. Due secoli dopo un altro imperatore da Costantinopoli, Giustiniano proibirà ufficialmente le scritture Ebraiche e imporrà la lingua greca alle sinagoghe.

Cambiano gli imperatori, ma gli spiriti sono gli stessi.

Come è stato possibile che tutto ciò abbagliasse gli occhi di uomini, che pure avevano dato prova di testimonianza nella fede del Messia d’Israele? Fascinazione del potere che ora non era più potere imperiale, ma potere della chiesa!

Il Concilio di Nicea si concluse con un credo ufficiale. E' tuttora recitato nelle chiese storiche, e affascina anche affascina migliaia di pastori evangelici, inconsapevoli del veleno idolatra di cui è intriso.

Molti pastori si sentono sicuri sul credo Niceno, cosiddetto apostolico, che non c’entra niente con i veri Apostoli, ma solo con gli apostoli di Costantino.

Da quel momento viene inaugurata la lunga stagione dei credo e delle dichiarazioni di fede di cui neanche il protestantesimo e tutte le congregazioni che si dichiarano chiesa possono più fare a meno.

Mentre il credo del Signore Gesù e degli Apostoli era lo Shemà Israel (Ascolta Israele), da ora in poi venivano snocciolate frasi prese dalla filosofia greca e vagamente riconducibili alle scritture ebraiche. E soprattutto con un credo in mano è semplice dichiarare eretico chiunque la pensi in un altro modo. Dunque il credo è la base di un potere fondato sul giudizio dell’altro. L’esatto contrario di quello che il Sommo Maestro aveva raccomandato: “Non giudicate e non sarete giudicati”. Da quel momento in poi la fede giudeo cristiana non sarà più la stessa e nonostante cinque secoli di cultura protestante e riformata, innumerevoli movimenti di risveglio evangelico, restano forti i segni di un potere sacerdotale e di un ordinamento ecclesiastico separati da Israele.

Pag. 413 “ Quando ebbe piena consapevolezza dell’approssimarsi della morte, capì che era giunto per lui il momento … ( di prendere) il salvifico battesimo. …Fece collocare esattamente nel centro la propria tomba su ciascun lato della quale erano disposti sei dei monumenti dedicati agli apostoli”.

Perché non vi fossero equivoci, anche da morto, si mise al centro degli apostoli, come Cristo, nella basilica che fece costruire a Costantinopoli.

Ancora oggi nelle chiese si recita e si fa fede del credo di un uomo che non aveva mai preso il battesimo se non in punto di morte. Che dire?

Quando si tratta di Israele coliamo il moscerino, ma quando si parla di cristianesimo ingoiamo cammello e imperatore.

Oggi abbiamo il privilegio di dire ciao ciao all’imperatore e alla sua religione, e ritornare alla fonte delle scritture, alla radice dell’olivo!

 

J. M.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 21 Marzo 2012 12:02)