Vedetta Messianica

Messianici chi sono e cosa fanno.

L’identità dei messianici espressa, molto chiaramente, da uno dei più grossi gruppi messianici internazionali, la International Messianic Jewish Alliance

( http://www.imja.com/index-2.html; http://www.imja.com/wimj.html) è la seguente:

Ebraismo messianico è il termine usato per definire quella parte del popolo ebraico che crede in Gesù. L’ebreo messianico conserva lo stile di vita, gli usi, le tradizioni e il modo di adorare D-o propri del popolo ebraico e contemporaneamente crede che Yeshua (Gesù) di Nazareth sia il Messia promesso nelle Scritture. L’ebraismo messianico è parte del Corpo del Messia, ma reclama il diritto di esprimersi in modo coerente con l’eredità ebraica.

Gli ebrei messianici credono pur mantenendo l’espressione ebraica della loro fede, perciò, essi osservano tutte le feste bibliche (Passover, Succoth, Shavuot, etc.) che il popolo ebraico era chiamato ad osservare per tutte le generazioni.

Altra caratteristica di questo movimento è l’amore e il supporto dato alla nazione di Israele.

Gli ebrei messianici di solito fondano delle comunità per il loro culto, sebbene ci siano molti casi in cui gli ebrei che credono nel Messia, aderiscono allo stile di vita del  messianismo e allo stesso tempo rimangono affiliati alle chiese evangeliche tradizionali.

Queste congregazioni Messianiche si ispirano alla chiesa primitiva del “Brit Hadashah” (Nuovo Testamento). Le congregazioni messianiche, che a volte sono chiamate Sinagoghe messianiche, hanno alcune peculiarità: Culto al sabato, musica di Davide, danza e molte altre tradizioni ebraiche coerenti con le tradizioni bibliche. In pieno accordo con gli insegnamenti dell’Antico Testamento, la porta è aperta a tutti Ebrei e Gentili.

Uno degli obiettivi dell’ebraismo messianico è di creare connessioni fra l’ebraismo e il cristianesimo. A causa della sua origine e composizione, l’ebraismo messianico cerca di aiutare la chiesa a riscoprire le sue radici ebraiche e allo stesso tempo aiuta l’ebraismo tradizionale ad avere una maggiore comprensione dell’eredità comune che esso ha con la fede cristiana.

Da quanto sopra le due domande più importanti che mi vengono in mente sono le seguenti:

  1. Premesso che una massiccia e reale conversione di ebrei ha già cominciato il suo corso, e non siamo che agli inizi, in quale chiesa dovrebbero dirigersi gli ebrei messianici in Italia e come dovrebbero essere accolti? È lecito imporgli di trasformarsi a nostra immagine sfruttando la posizione di forza del loro numero troppo basso per avere una propria comunità?

  2. I credenti fra i Gentili che pur rimanendo, legittimamente ancorati al proprio movimento evangelico, hanno sete di verità senza compromessi e ricercano le radici ebraiche della scrittura, allo scopo di imitare la chiesa che Gesù ha fondato e lasciato nel primo secolo, dovrebbero attenersi allo stile di vita dei messianici di cui prima abbiamo dato la definizione?

Delle risposte autorevoli ed universali potrebbe darle solo un Mandatario Divino ed in sua assenza, premettendo di avere ricercato da diverso tempo l’aiuto dello Spirito Divino, proverò a suggerire delle risposte, su cui invito tutti a riflettere. Andiamo perciò alla

Prima Domanda

Proviamo ad usare un po’ di logica e chiediamoci: se, prendendo come riferimento la chiesa del primo secolo, sono più coerenti i Messianici di cui alla definizione o noi nelle nostre comunità?

Incontestabilmente i vari movimenti cristiano evangelici hanno in genere dottrine così diverse, in molti aspetti fondamentali, che è impossibile abbiano tutti ragione contemporaneamente.

La chiesa dei primi secoli, dopo l’esilio degli Ebrei nel 70 D.C., rimase orfana della guida spirituale della chiesa di Gerusalemme la quale, vedi atti 15, aveva arbitrato inizialmente la via da seguire.

In termini storici, poco più tardi, sotto l’imperatore romano Costantino la chiesa cristiana divorzia definitivamente dall’ala ebraica . L’Imperatore romano, effettua infatti diversi radicali cambiamenti.

Nel 325 al concilio di Nicea separa la Pasqua ebraica dalla pasqua cristiana con un computo del tempo diverso.

Nel 331 cambia il nome del giorno festivo da “giorno del sole” a “giorno del Signore” ovvero domenica. Avallando di fatto l’operato del suo predecessore Aureliano che, per istituire il giorno del sole, aveva slittato nel 273 il  giorno festivo al primo giorno della settimana, corrispondente alla nostra domenica e stabilito il 25 dicembre la festività annuale del sole invitto, che sotto Costantino diventerà il Natale di Gesù.

Per il resto, Costantino pur non avendo speciale interesse né per il cristianesimo né per l’ebraismo, vedendo gli accesi scontri fra le due fazioni e intuendo ciò come un fattore politico destabilizzante, fece di tutto per isolarle l’una dall’altra, il che è un fatto storico noto e affrontato anche da Eusebio di Cesarea nel suo scritto “ La vita di Costantino”.

Grande sconfitta fu la verità, sacrificata sull’altare Machiavellico della vittoria politica.

Dopo un balzo storico di notevoli dimensioni, saltando sino al periodo della riforma, notiamo che dopo un periodo di decadenza terribile del cristianesimo, che di Cristo conservava poco più che il nome, iniziò un periodo di risveglio per opera dello Spirito di Dio fino ai giorni nostri, ma senza l’avvento di profeti del calibro di Mosè, detentori di una indiscutibile autorità delegata, per indicare senza incertezze né contestazioni, la corretta dottrina su scala planetaria; né d’altra parte lo Spirito di Dio, lasciato da Gesù a guida della Chiesa, ha mai condotto questo ministero apparendo visibilmente o guidando direttamente i conduttori della chiesa su scala mondiale, allo scopo di evitare qualsiasi sviamento dalla verità.

Il risultato di ciò è l’esistenza di svariate chiese cristiane, tutte diverse fra di loro, e che ricordano solo in parte la loro matrice originale, e che, forse senza rendersene conto, sono comunque partite dal fondamento della chiesa cattolica del loro tempo senza alcun processo di azzeramento. È  forse questa la volontà di   Dio? C’è qualcuno che con autorità delegata può rispondere a questa domanda?

 

Passiamo ora ad esaminare se in qualche misura la Chiesa Messianica di cui abbiamo prima dato la definizione corrisponde alla matrice a cui appartenevano Paolo, Pietro, Giacomo e gli altri discepoli di Gesù.

La chiesa del primo secolo osservava tutte le festività bibliche e si riuniva di sabato, secondo il comandamento, perché come abbiamo detto prima questa variante fu definitivamente introdotta nella chiesa da Costantino, che l’aveva però ereditata dall’attività pagana del suo predecessore Aureliano.

La chiesa degli apostoli osservava la differenziazione dei cibi puri ed impuri( vedasi la visione di Pietro in atti 10:9-16 ) e teneva in alta considerazione le sole scritture allora esistenti: l’A.T. e i comandamenti.

Qual’era quindi la reale differenza, ai tempi di Gesù, fra il cristianesimo e l’ebraismo classico e quale l’errore degli ebrei cristiani detti “ giudaizzanti”?

Cominciamo dall’ultimo punto e consideriamo Atti 15: 1 e 15: 5

Alcuni, discesi di Giudea, insegnavano i fratelli: se voi non siete circoncisi, secondo il rito di  Mosè, voi non  potete esser salvati”

Ma, dicevano, alcuni della setta de' Farisei, i quali hanno creduto, si son levati, dicendo che convien circoncidere   i Gentili, e comandar loro d'osservar la legge di Mosè.”

Queste affermazioni dei Giudaizzanti pur traendo fondamento da motivazioni bibliche, sono in realtà parzialmente errate.

La salvezza, come è universalmente noto, viene donata per la grazia  in Gesù il Cristo, a  chi in Lui crede, come Signore e Redentore, e non dall’osservanza della legge. Sebbene quest’ultima conservi del tutto ogni validità, perciò l’espressione “ se non siete circoncisi non potete essere salvati” non può essere accettata.

Ma, i concetti contenuti nelle due affermazioni dei Giudaizzanti sono diversi, continuiamo quindi con ordine ad analizzare cosa si intende con la frase “comandar loro di osservare la legge di Mosè”.

Chi conosce l’ebraismo dal di dentro sa che essi intendevano una obbedienza a tutto l’ebraismo, cioè l’insieme della Torah scritta e della Torah orale. Se il valore della torah scritta,ovvero il pentateuco di Mosè, è confermato da Gesù, Paolo e Giacomo, solo per fare alcuni nomi, non così è per la torah orale. Cos’è la torah orale e quando si sviluppò?

I rabbini dicono che la Torah orale, meglio conosciuta come “la tradizione ebraica” venne data da Dio sul Sinai insieme alla Torah scritta.

Di fatto si sviluppò in un arco di diversi secoli a cominciare dal periodo dell’esilio babilonese ( 586 A.C.) sia in Babilonia che parallelamente in Israele, nella forma di insegnamenti " Midrashim” e Misnaioth  ( raccolte di insegnamenti monotematici).

Tutto questo materiale rimase in forma orale fin dopo la distruzione del Tempio ad opera dei Romani.

Ai tempi di Gesù e degli Apostoli essa era quindi quella tradizione che Gesù stesso avversò e combatté.

Marco7: 9  Disse loro ancora: Bene annullate voi il comandamento di Dio, per osservar la vostra tradizione. ; Marco 7: 13  annullando così la parola di Dio con la vostra tradizione, la quale voi avete ordinata. E fate assai cose simili.

A  tale tradizione  si riferiva anche Pietro in Atti 15: 10 “Ora dunque, perchè tentate Iddio, mettendo un giogo sopra il collo de' discepoli, il qual nè i padri nostri, nè noi, non abbiam potuto portare?”

Tradizione che Paolo chiamò opere morte. Quindi poiché Gesù e gli Apostoli presero ben le distanze dalla Tradizione Ebraica, la richiesta dei Giudaizzanti non può essere accettata, ricordando però che qui la Torah scritta non c’entra nulla.

Riassumendo e concludendo la risposta alla prima domanda, la differenza fra la chiesa degli Apostoli e l’Ebraismo classico stava:

-nell’accettare Yeshua ( Gesù) come Messia e la salvezza per fede nel suo sangue, piuttosto che nell’adempimento dei precetti;

-nel battesimo dello Spirito di Dio sceso sui discepoli il giorno di Shavuoth ( pentecoste) Atti 2;

-nel cambio di sacerdozio, come spiegano Paolo nell’epistola agli Ebrei e Pietro nella sua prima epistola;

-nella comprensione della Torah alla luce dello spirito di Dio, così come Gesù stesso diede esempio nel sermone sul monte vedi Matteo 5, e per ultimo un misurato distacco ( non un totale rifiuto) dalla torah orale che per quanto espresso prima è di fatto una tradizione rabbinica.

Alla luce di tutto ciò si può trarre una prima conclusione, ovvero che i messianici di cui alla definizione, sono enormemente più vicini alla matrice della prima chiesa di quanto lo sia qualunque Chiesa Cristiana oggi, per cui credo che un ebreo che si converta a Gesù, in Italia, debba essere accolto fraternamente, ma non obbligato a snaturarsi e a prendere la nostra tradizione.

Seconda Domanda

Quale sistema più squisitamente ebraico che rispondere alla seconda domanda, ponendo altre domande? “ I gentili che si convertono hanno forse gli stessi obblighi degli ebrei? Non dice la prima conferenza di Gerusalemme qualcosa a proposito?”

Da quando gli angeli hanno sbarrato la strada verso l’albero della vita, nel giardino di Eden l’ingresso al cielo ed all’eternità è per chiamata.

Giov 6: 44 “Niuno può venire a me, se non che il Padre che mi ha mandato lo tragga; ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno.”

Abramo fu chiamato, e alla sua discendenza furono fatte diverse promesse.

Come dice Paolo anche i Gentili obbedienti alla voce di Dio sono stati profeticamente chiamati tra la sua progenie. Ma non tutti i figli di Abramo sono progenie d’Abramo e anche così cita Gesù: “ molti i chiamati ma pochi gli eletti” .

In parole povere, per entrare nel regno di Dio bisogna essere chiamati, ma questo non è garanzia di entrata. Aggiungiamo anche che Dio ordinò che per mangiare la Pasqua (figura della conversione) chiunque non appartenesse al popolo ebraico doveva essere circonciso, cioè divenire ebreo. Quando Gesù mandò in tutto il mondo ad annunciare la sua parola, comandò anche di battezzare i neofiti come condizione essenziale per la salvezza ( Marco 16:16 Chi avrà creduto, e sarà stato battezzato, sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato).

In termini ebraici il battesimo o mikvè ad un Gentile rappresenta il suo ingresso finale e definitivo nel popolo ebraico. La circoncisione ai maschi infatti viene eseguita prima di tale evento.

Gli ebrei cristiani giudaizzanti che abbiamo visto prima in Atti 15: 1, erravano nell’indicare ancora la salvezza per opere, ma la loro richiesta di circoncisione non era del tutto campata in aria, tanto è vero che quella richiesta non trovò una facile e scontata risposta e la bibbia racconta che ne nacque una gran discussione.

Tenendo a mente ciò che abbiamo detto prima riguardo alla Torah orale, ovvero la tradizione, proviamo a ricostruire quale fu la logica seguita dagli Apostoli nel dare la risposta e come deve essa intendersi.

Gli Apostoli temettero che se avessero acconsentito alla circoncisione dei Gentili, questi in un modo o nell’altro avrebbero dovuto fare i conti con la Tradizione ebraica e ne sarebbero rimasti scoraggiati e schiacciati, mentre chi era nato ebreo aveva l’esperienza sufficiente per tenere un giusto equilibrio, come avevano imparato i discepoli sotto la guida di Gesù ( es: lavarsi le mani prima di mangiare o svellere le spighe di sabato). Per cui nella decisione finale non fu richiesto ai gentili di circoncidersi (come concessione), e dalla Tradizione furono estrapolati quei quattro precetti che sono a tutti noti.

Nessuno però mise in discussione la torah scritta, perché il suo valore era talmente scontato che furono spese solo le seguenti parole. Atti 15: 21 “Poiché Mosè fin dalle antiche generazioni ha chi lo predica in ogni città, essendo letto nelle sinagoghe ogni sabato.”

Notate attentamente che nei quattro precetti richiesti nessun fondamentale comandamento fu citato ( perché la Torah scritta era fuori discussione) nemmeno i due grandi comandamenti riassuntivi che Gesù diede ad un attento scriba.

Marco 12: 28-33 “ Or uno degli scribi che li aveva uditi discutere, visto ch'egli avea loro ben risposto, si accostò e gli domandò: Qual è il comandamento primo fra tutti?

E Gesù rispose: Il primo è: Ascolta, Israele: Il Signore Iddio nostro è l'unico Signore: ama dunque il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l'anima tua e con tutta la mente tua e con tutta la forza tua.

Il secondo è questo: Ama il tuo prossimo come te stesso. Non v'è alcun altro comandamento maggiore di questi.

E lo scriba gli disse: Maestro, ben hai detto secondo verità che v'è un Dio solo e che fuor di lui non ve n'è alcun altro; e che amarlo con tutto il cuore, con tutto l'intelletto e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso, è assai più che tutti gli olocausti e i sacrifici.”

Credo sia pura follia affermare che Gesù abbia sostituito questi suoi insegnamenti, che non cancellano la Torah scritta, con quei quattro precetti, uno dei quali lo stesso apostolo Paolo contraddice ( mangiare delle cose sacrificate agl’idoli).

Conclusione

Nel corso dei secoli le Chiese Cristiane hanno intrapreso un corso ed acquisito tradizioni nuove e a loro peculiari. Chi ricerca la verità biblica e le radici storiche dell’Ebraismo fa bene, ma per non aumentare il disastro perpetrato dal Nemico delle anime nostre è meglio conservare l’unità delle chiese, e non aumentare la confusione già presente. Meglio quindi, se non si trova una comunità messianica, mettere in pratica la proprie scelte nel privato e continuare a dare il proprio apporto positivo alla comunità dei credenti. D’altra parte nessuno dei Ministri ecclesiastici

( Pastori) accusi chi fra i loro membri, voglia aderire allo stile di vita Messianico, la cui definizione abbiamo dato all’inizio, se non vuole operare contro la volontà di Dio. Amen

J.R.

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Ultimo aggiornamento (Lunedì 26 Aprile 2010 12:25)