Paolo le Chiese e Gerusalemme: La colletta per i poveri di Gerusalemme.
Una lettura dei capitoli 8 e 9 della seconda lettera ai Corinzi.
Il tema trattato in questo articolo è che relazione vi debba essere tra
le chiese fondate dall’apostolo Paolo e la chiesa di Gerusalemme guidata dal fratello del Signore, Giacomo, ed altri. Lo esamineremo guardando al caso della colletta organizzata per i poveri di Gerusalemme. Nel capitolo 15 dai versi 25 al 28 Paolo sembra voler mostrare ai romani un esempio di comunione, più che di carità per i poveri, parlando delle chiese della Macedonia (Tessalonica) e dell’Acaia ( Corinto) che si erano “ compiaciute” di raccogliere una colletta per i Credenti di Gerusalemme. Al verso 27 fa un’affermazione paradossale dicendo “ si sono compiaciute, ma esse sono in debito”. Ora immaginate che un fratello vi inviti a casa sua offrendovi da mangiare e da dormire e voi piuttosto che ringraziarlo gli rispondiate “ sei molto gentile, ma è un tuo dovere ospitarmi”! Perché Paolo sottolinea che le chiese erano in debito? Vediamo esattamente che cosa era accaduto leggendo integralmente i capitoli di I Corinzi cap. 16 e II Corinti cap. 8 e 9. E infine Atti cap.11 v.29-30.
Paolo da istruzione sulla raccolta della colletta che non è destinata alla chiesa locale, ma ai poveri della chiesa di Gerusalemme .
Le istruzioni riguardano 4 aspetti: che venga fatta regolarmente e per tempo, ogni primo giorno della settimana, dunque non una raccolta occasionale per un bisogno specifico (come la carestia in Israele).
Fatto ancora più importante, che le chiese eleggano dei delegati che vadano a Gerusalemme ( II Cor.8:19-23).
La motivazione teologica: avete ricevuto i beni spirituali ( pneumatica), siete in obbligo di quelli materiali ( sarkika). Romani 15:27 e I Cor. 9:11.
In quale tempo del calendario biblico la colletta viene fatta ( Lev 23).
Siamo abituati a chiamare i viaggi di Paolo missionari, e questo è certamente vero; ma se leggiamo gli Atti degli Apostoli ai cap. 15:2-4, cap. 18:22, cap. 21: 15- 19, notiamo che tutti e tre i viaggi di Paolo terminavano a Gerusalemme e in genere in una delle tre festività comandate in Levitico al cap.23 ( Pasqua, Pentecoste, Festa delle Capanne). Sappiamo che nel caso specifico della colletta Paolo intendeva recarvisi in primavera, dunque ragionevolmente per Pasqua o Pentecoste.
Perché? Facciamo qui un’affermazione generale, Paolo credeva che la salvezza dei Gentili non era indipendente dalla salvezza d’Israele ( Romani 11) e dunque la ragione dei suoi viaggi era missionaria ma anche di comunione tra le chiese delle nazioni che lui aveva fondate.
Possiamo dire che la colletta da lui organizzata aveva un carattere di regolarità, che le chiese ardentemente desideravano avere comunione con la chiesa di Gerusalemme e che a questo riguardo era piuttosto dubbiosa, convinta com’era che l’ Evangelo fosse solo per i Giudei. Paolo chiede alle chiese di nominare degli inviati ( Tito ) che portino loro stessi l’offerta. Dunque la ragione fondamentale non è l’aiuto materiale, ma la comunione che si realizzava nell' incontro tra fratelli. In Atti 20:4 c’è una lista di “ambasciatori” a Gerusalemme. Qual’è il significato di tutto questo? Un racconto occasionale o non piuttosto l'inserimento della chiesa dei gentili nel tronco d’Israele e la prefigurazione della salita a Gerusalemme per il ritorno del Signore ( Zaccaria 14) ?
La questione più importante è che questa visita a Gerusalemme per portare la colletta realizza uno scambio fondamentale: beni spirituali in cambio di beni materiali. I credenti della Macedonia già ardevano dal desiderio di dare, ma la cosa più importante era sapere che la salvezza veniva dai Giudei ( Giov.4:22) e la parola di Dio da Gerusalemme ( Isaia 2:3). I nuovi convertiti erano in debito verso Israele, allora come ora. Paolo in II Cor.16:.3 chiama la colletta Grazia (charis), in II Cor. 9-5 benedizione ( euloghia), in II Cor.15:26 servizio sacro ( diakonia). Dunque ci troviamo davanti a un’istruzione per la chiesa di Corinto che Paolo addita ad esempio per i Romani ( cioè noi). L’Apostolo dà un valore sacro a questo servizio e affronta viaggi difficili per spargere prima l’evangelo e poi per collegare le nuove chiese sia delle grandi città ( Corinto o Tessalonica) che nelle più piccole delle regioni (Acaia e Macedonia). Paolo compie i suoi viaggi, di cui noi cogliamo l’aspetto evangelistico, ma che sembrano avere un carattere di regolarità e di preparazione a cui sta introducendo anche la comunità di Roma e persino quella della Spagna. Non è secondaria la programmazione di questi viaggi che ruota intorno alle festività ebraiche di Pasqua, Pentecoste e delle Capanne. Di questo ci sono meno riferimenti scritturali, ma sappiamo che è un’osservanza fondamentale della chiesa primitiva e un comandamento per ogni cristiano di origine
giudea. Per esempio l’ Evangelo di Giovanni colloca gli episodi del Signore nelle festività ebraiche sia mosaiche ( Pasqua e Capanne), che di tradizione ebraica come la Festa della dedicazione detta anche delle luci ( Giov.10:22 ). Ancora di più sappiamo che il Signore Gesù si recava a Gerusalemme tutte le Pasque con la famiglia ( Luca 3:41). Dunque per un giudeo era impensabile non andare a
Gerusalemme nelle festività e questo così Paolo lo insegna alla chiese.
Nella storia della chiesa è avvenuto che questi capitoli della Lettera ai Corinzi vengono interpretati come istruzioni e regolamentazione della raccolta delle offerte finalizzate ai bisogni della chiesa o a scopo evangelistico, dimenticando che la missione comincia da Gerusalemme ( Atti 1:8). Esistono persino chiese che insegnano a dare la decima come un comandamento a beneficio della chiesa stessa, quando sappiamo per certo che la decima era dovuto al tempio di Gerusalemme. Qui abbiamo l’insegnamento diretto del Sgnore Gesù che ci spiega che quelli che servono nel Tempio vivono dell’offerta al Tempio. Perché la chiesa non ha più inviato i suoi delegati a Gerusalemme?
Era questa solo una pratica che riguardava la chiesa primitiva? Quali sono i beni spirituali che possiamo ricevere da Israele oggi? La parola di Dio esce ancora da Gerusalemme o era così solo nel passato? La città di Dio ha a che fare col futuro dei credenti o i destini sono separati? Perchè Paolo era così zelante in questo servizio, era solo un soccorso o ne andava della vita spirituale delle chiese che lui aveva fondato? Paolo voleva mettere un peso sulle spalle dei nuovi convertiti oppure amava talmente queste chiese da insegnargli qualcosa di vitale stabilendo un rapporto con Gerusalemme? Chiaramente l’Apostolo Paolo attribuisce un’importanza vitale al rapporto tra la Chiesa delle nazioni e la Chiesa di Gerusalemme; la raccolta della colletta era solo un esempio dell’innesto del ramo dei gentili nel tronco d’Israele. La radice è Gesù Cristo stesso, ma la linfa passa attraverso il tronco affinchè i rami non si secchino.
Occorre che la Chiesa rifletta sul fatto che queste istruzioni date da Paolo erano chiaramente dirette a mostrare come la chiesa gentile dovesse essere collegata alla Comunità di Gerusalemme. Sono piuttosto state utilizzate per sancire l’autonomia della chiesa dalla sua matrice. Satana ha raggiunto il suo scopo che è la divisione. Mentre la ragione principale di Paolo era: Ebrei e gentili un solo popolo. Dalla lettura degli Atti degli apostoli, vediamo che la ragione dei viaggi di Paolo, lo zelo per raggiungere le chiese, la sua predicazione nelle sinagoghe dell’ Asia minore e della Grecia, il portare con se dei delegati delle chiese stesse, fa comprendere come il centro della sua attenzione spirituale fosse Gerusalemme ( vorrei morire per Gerusalemme) e la comunione con quella chiesa.
Egli predica il Messia Crocifisso e risorto e che la salvezza d’Israele sarà come una resurrezione dai morti ( Romani 11.15)
Nell’ inverno che passa a Corinto scrive probabilmente la lettera ai Romani, il cui centro è dato proprio dalla salvezza dei due popoli e la dalla comunione di questi popoli in vista del ritorno di Cristo.
G.M.


