| Studi Biblici |
La nascita del Messia nel Giorno della Distruzione: un leitmotif Giudeo-Cristiano
di Udi Zofef
tratto dalla rivista “Teaching from Zion” – Vol.27 -July 2010 – Av 5770
Premessa del traduttore.
L’autore dell’articolo tratta l’affascinante tema della relazione tra la nascita del cristianesimo e la nascita del giudaismo rabbinico come oggi lo conosciamo.
Come due piante nutrite dalla stessa radice non è possibile distinguere la crescita di una da quella dell’altra poiché il contesto storico culturale di entrambe le tradizioni è lo stesso.
Per alcuni versi addirittura la religione giudeo-cristiana è stata il fondamento delle tradizioni rabbiniche. Questi studi sfatano l’idea mitica di una separazione all’origine tra cristianesimo primitivo e giudaismo rabbinico.
In particolare in questo articolo vengono esaminati gli attributi messianici e il termine Menachem, che dai primi cristiani era attribuito a Gesù, interpretato non secondo il recente schema cristiano , ma alla maniera dei profeti giudei. Per contro, si esamina la documentazione di racconti talmudici, simili ad alcuni insegnamenti del nuovo testamento e di Gesù stesso, che sono il fondamento dei testi giudaici.
Dunque un giudaismo che si fonda sulla radice cristiana, ma anche un cristianesimo che interpreta le fonti anticotestamentarie alla maniera giudaica e non alla maniera cristiana.
In questo senso il testo del Vangelo è visto come un commento ai profeti. Buona lettura.
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E’ pensiero comune che quando la letteratura ebraica religiosa si riferisce a Gesù o alla cristianità, non sempre, ma sovente, lo fa con un intento polemico, negativo. La moderna ricerca delle antiche sorgenti giudaiche invece, presenta spesso, sorprendentemente, una differente attitudine, al punto che si sospetta che alcuni dei più sacri testi di liturgia ebraica trovino origine tra i primi seguaci di Gesù di Nazareth.
Anche quando questo non avvenga, possiamo trovare, tra le prime fonti cristiane e giudaiche, molte similitudini e paralleli interpretativi, tra testo veterotestamentario e i temi messianici. Un esempio di questo tratto comune di interpretazione lo troviamo nella classica leggenda rabbinica che suggerisce che il Redentore nacque nel giorno della distruzione del Tempio.
La leggenda appare in due versioni, con irrilevanti differenze: una nel Talmud di Gerusalemme e un'altra negli insegnamenti ( midrashim) Eikah Rabati. La leggenda è dedicata al rotolo delle Lamentazioni ( Eikah ) il cui tema centrale è la distruzione del Tempio e l'esilio degli abitanti di Gerusalemme.
Il testo seguente è tratto dal Talmud di Gerusalemme che è considerato il più antico e dunque il più originale per contenuto e intenti. Riguarda una discussione circa il nome del Messia, per spiegare che gli è attribuito il nome Menachem:
“ Un giudeo stava arando il suo campo quando la sua mucca muggì. Un arabo, passando di lì, ne udì la voce e disse all'uomo: “ oh giudeo, libera la tua mucca e sciogli il tuo aratro, che il Tempio è stato distrutto! “
La mucca muggì una seconda volta ed egli disse: “ Oh giudeo, lega la tua mucca ed il tuo aratro, che il Messia è nato”.
E il giudeo disse: “Qual è il suo nome?” E l'arabo rispose, “ Menachem” .
E il giudeo: “E qual è il nome di suo padre?” E l'arabo rispose “ Ezecchia” ( Hizkiyyah). E il giudeo chiese: “ E da dove viene?” e l'altro rispose: “ Dalla capitale Reale di Bethlehem di Giuda”.
Il giudeo vendette la sua mucca e il suo aratro e divenne mercante di pannolini per bambini. Passò da una città all'altra finchè arrivò a Bethlehem. Tutte le donne compravano da lui ma la madre di Menachem non comprò.
Il mercante sentì le donne chiamare: “ Madre di Menachem, madre di Menachem! Vieni e compra per tuo figlio!” Ma ella rispose: “ Possano i nemici di Israele soffocare nella morte, perchè nel giorno in cui egli è nato il Tempio è stato distrutto”.
Ed egli le disse: “ E a lui dovrebbe importare? Vieni e compra per lui; se non hai soldi ora tornerò al momento giusto a prenderli”
Qualche tempo dopo egli tornò nella stesa città. E le disse: “Come sta il bambino?”
Ed ella disse: “Da quella volta che mi vedesti, venti burrascosi vennero e lo rapirono dalle mie mani”(1)
Hillel Newman dell’Università Bari Ilan analizza questo Midrash ( commento) nel tentativo di identificare lo storico “Menachem figlio di Ezechia” (2). Secondo il suo punto di vista non è possibile stabilire con certezza se questo Midrash si riferisca alla distruzione del primo o del secondo tempio. Questo testo forse è stato scritto tre o quattrocento anni dopo la rivolta di Bar-Kochba.
L’articolo di Newman mette in dubbio l’identificazione comunemente accettata di questa figura messianica con Menachem il figlio di Yehuda ( figlio di Ezechia ) che era uno degli zeloti Galilei, coinvolti nella violenta rivolta contro l’occupazione romana ( Atti 5:34-37).
Una ragione per dubitare di questa opzione è il fatto che alcune fonti collegano questa leggenda con la distruzione del primo tempio da parte dei babilonesi. Un’altra ragione è il fatto che le fonti talmudiche generalmente riflettono le tradizioni dei farisei ed è a loro poco gradito collegare questo tipo di zelota con una figura messianica.
E’ importante notare che i farisei,come i seguaci di Gesù, dissentivano dall’idea di mettere fine all’occupazione romana con la violenza.
Così in un colpo solo Newman esclude la possibilità di associare ogni “Menachem figlio di Ezechia” con la distruzione di tutti e due i tempi, e suggerisce che entrambe le parti del titolo messianico, Menachem ed Ezechia, sono simboliche.
“Menachem” che significa consolatore, è un titolo messianico assai significativo, come impariamo dall’interpretazione Eikah Rabati del seguente verso di Lamentazione 1:16: “Per questo io piango; i miei occhi, i miei occhi si struggono in lacrime, perché lungi da me è il consolatore, che potrebbe rianimarmi la vita”. Questo Midrash dice che il consolatore “Menachem” è un Redentore e la consolazione è un importante fondamento della profezia Messianica.
Ecco qualche importante esempio molto familiare: “ Consolate, consolate il mio popolo dice il Tuo Dio” ( Isaia 40:1) in apertura della seconda parte del libro di Isaia, che contiene il più forte contenuto messianico di tutta la letteratura profetica.
Più avanti nella stessa sezione troviamo un’altra familiare espressione di consolazione:
“Lo Spirito dell’Eterno è su di me, perché l’Eterno mi ha unto per recare una buona notizia agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la liberà a quelli che sono in cattività, l’apertura del carcere ai prigionieri, per proclamare l’anno di grazia dell’Eterno e il giorno di vendetta del nostro Dio, per consolare tutti quelli che fanno cordoglio, per mettere, per dare a quelli che fanno cordoglio in Sion un diadema in luogo di cenere” ( Isaia 61:1-3).
Gesù cita questo passaggio nel Suo sermone nella sinagoga di Nazareth e dichiara di essere Colui che adempie questa profezia ( Luca 4:18 ) identificando sé stesso con il Consolatore.
Gesù collega lo stesso verso anche all’inizio del sermone sul monte: “ benedetti coloro che fanno cordoglio perché saranno consolati” ( Matteo 5:4).
E’ detto di Simone il Giusto, che benedisse il bambino Gesù nel Tempio di Gerusalemme, che lui “ stava aspettando la consolazione di Israele” ( Luca 2:25).
Per lo scrittore del Vangelo la consolazione equivale alla salvezza.
Dopo la benedizione del Bambino Gesù, Simone il Giusto dice: “perché i miei occhi hanno visto la salvezza” ( verso 30). Questa è la consolazione che stava aspettando.
Ancor di più, quando Gesù dice in Giovanni 14:16 che Lui avrebbe pregato il Padre ed “ Egli vi darà un altro consolatore” ( Paraclitos in greco), alcuni interpreti presumono che Lui usi la Parola Menachem.
Nel Nuovo Testamento il termine “consolazione” appare in diverse forme.
Questo non deve sorprendere se si considera il testo Neotestamentario come una forma di “midrash” ( commento) all’ Antico Testamento. ( ntr: più interpretazioni si riferiscono ad uno stesso testo veterotestamentario).
La consolazione circonda il tema messianico da ogni lato.
Questo però non è un fattore chiave per disegnare i paralleli tra la leggenda talmudica e la visione messianica del Nuovo Testamento. Ci sono altri elementi in questa leggenda che sono più specifici e significativi, e forse più stringenti, se si colloca la storia nella “capitale Reale Bethlehem”.
Bethlehem è la capitale Reale, il luogo di nascita del Re David, la pietra angolare del lignaggio davidico da cui discende la linea del Re Messia. Michea 5:1 lo menziona come il luogo di nascita del Redentore. Conseguentemente anche il Nuovo Testamento, specialmente il Vangelo di Matteo che è l’unica fonte della storia del massacro di erode dei bambini in Bethlehem, rileva questo tema.
Questa storia in sé stessa ha un forte profumo di Midrash correlato all’evento parallelo del decreto di Faraone di uccidere tutti i maschi, neonati israeliti, per cercare di prevenire la salvezza di Israele. Anche lui sa che uno di loro sarà il suo più grande nemico.
La tradizione orale della leggenda del Messia nato nel giorno della distruzione del Tempio forse risale al tempo del primo tempio, ma il testo scritto sicuramente è datato nel periodo dopo il secondo tempio. Questo è un importante punto perché a quei tempi la cristianità era nel “ sottobosco”, e data la polemica anticristiana di quel tempo, era molto spiacevole che un testo giudaico potesse confermare in qualche modo un affermazione sostenuta dalla Chiesa circa l’identità del Messia. Molte interpretazioni dell’era pre-cristiana, che in qualche modo coincidono con la lettura cristiana del testo biblico, erano “ nascoste sotto il tappeto” dai saggi giudei, per evitare ogni conferma del credo Cristiano. Quello che è rimarchevole in questa leggenda è che essa non solo colloca la storia in Bethlehem ma va oltre parlando della madre del Messia, il che è significativo se consideriamo il ruolo chiave di Miriam nella narrazione del Nuovo Testamento, e anche dà un ruolo ai bambini di Bethlehem.
Questi legami multipli col testo del Vangelo non devono essere presi alla leggera, specialmente rispetto al tema di fondo della storia, cioè il fatto che il Messia bambino scomparve, fu portato via al cielo, da una tempesta.
A parte queste similitudini di dettagli, vi è anche una attitudine messianica generale che evita una più larga similitudine tra il Vangelo e le leggende talmudiche.
Rimane la mera idea di qualcosa di positivo, di grandiose dimensioni, scaturitto da un evento catastrofico.
La maggior parte dei giudei furono devastati dalla distruzione del tempio, il che non era solo questione della distruzione di un palazzo meraviglioso, ma anche la fine della vita rituale, religiosa del popolo giudeo, in quanto esistenza nazionale. Sarebbe stato molto difficile per i giudei scacciati, nella diaspora vedere una speranza messianica in quei giorni.
Nonostante ciò, come Yeshua disse, perchè il regno di Dio cresca il piccolo seme deve essere sacrificato e morire. “ In verità in verità vi dico che se il seme di grano caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto”.( Giovanni 12:24)
La distruzione o la morte del vecchio è il passo necessario per la nascita del nuovo.
Quando i “vasi” di Dio sembrano rotti e inutilizzabili, viene l’opportunità per la potenza di Dio di manifestarsi. La storia della nazione d’israele è stata sempre il migliore esempio di questo principio, che si è manifestato anche nella biografia di Gesù.
Molti cristiani vedono l’esilio d’Israele come una conferma alla loro visione per cui Dio avrebbe dimenticato Israele e l'avrebbe punito per la negazione del Messia. Ma vi è la necessità di vedere l’altro lato di questa storia, per capire il suo vero significato. La nostra nazione è stata dispersa ai quattro angoli della terra, senza una patria, senza capi, senza un esercito che l'abbia difesa dai nemici e persecutori, proprio come una pecora fra i lupi.
Secondo la natura una nazione in queste condizioni non ha nessuna possibilità di sopravvivere. Ma è sopravvissuta, mentre i grandi imperi sono scomparsi. Il “ solo “ potere che il popolo Giudeo aveva a suo tempo era la parola di Dio e le sue promesse che hanno permesso alla nazione di attraversare le peggiori avversità.
Questa visione a posteriori della storia giudaica, ci porta fino all'attuale rinascita della nazione e della sua lingua sacra, nella sua antica patria.
Tutto questo ci dia una fresca prospettiva per correlare la distruzione del vecchio con la nascita del nuovo, proprio come accade nell’antica leggenda talmudica.
(1) Jerusalem Talmud, Berachot 82
(2) Newman, Hillel.” The Birth of the Messiah on the Day of destruction: Historical and Anti-Historical Notes.” For uriel: Researches in the Ancient History of Israel.Jerusalem: Zalman Shazar Center, 2006 (in Hebrew).
Ultimo aggiornamento (Lunedì 08 Novembre 2010 13:32)


