Il figlio «unigenito»
Giov.3:16 dice: «Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito (monogen?) Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna». Perché il testo parla di «unigenito Figliuolo» (il solo figlio generato) e non di «unico figlio» come per esempio lo rende la TILC?1 «Unigenito figlio» non è un termine che viene usato normalmente nella nostra lingua.
Per incominciare, possiamo dire che Gesù è l’«unico figlio di Dio»? Mentre molti potrebbero dapprima dire di «sì», la risposta è in realtà, «sì e no». In Luca 3:23-38 la genealogia di Gesù inizia con Giuseppe ed arriva fino ad Adamo, «(figlio) di Dio». Biblicamente parlando, siamo tutti (figli) di Dio. Per esempio, in Giov.8:41 i giudei a cui Gesù si rivolgeva dissero: «abbiamo un solo Padre: Iddio». Inoltre, in Is.43:6 Dio chiama il suo popolo, «miei figliuoli… mie figliuole». Così, se siamo tutti figli di Dio, come può Gesù essere l’«unico figlio», così come rende la TILC? E se il testo dovrebbe essere reso correttamente «unigenito figlio», cosa significa questa espressione inelegante?
La risposta si trova nella Scrittura. Per capire cosa significa «unigenito figlio» dobbiamo guardare ai diversi modi in cui viene usato nella Bibbia.
Troviamo il termine «unigenito» anche in Ebr.11:17: «Per fede Abramo, quando fu provato, offerse Isacco; ed egli, che aveva ricevuto le promesse, offerse il suo unigenito». Ora, è chiaro che Abrahamo ha avuto più di un figlio. Il suo primogenito era Ismaele, ma la Lettera agli Ebrei si rivolge ad Isacco chiamandolo «unigenito» (l’unico generato). C'è ovviamente un significato in questo termine che è diverso dal semplice «unico figlio». In Gen.22:1,2, all'inizio della storia dell'Akedah (la legatura d’Isacco), Dio ha detto ad Abrahamo, «Prendi ora il tuo figliuolo, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e vattene nel paese di Moriah, e offrilo quivi in olocausto». In questo brano Dio si riferisce ad Isacco come all’«unico» (yeh?îd) figlio. Possibile che Dio si fosse dimenticato d’Ismaele?
Un indizio si trova nell’uso della parola «unico» (yeh?îd) fatta nelle Scritture. Normalmente yeh?îd significa «unico», in riferimento ad un solo figlio (Gen.22:2,12,16; Giud.11:34; Ger.6:26; ecc.). Talvolta significa anche «solo» o «solitario» (Sal.25:16; 68:6), o «prezioso» (Sal.22:20; 35:17). È forse in quest’ultimo senso che la Septuaginta (la traduzione greca del secondo secolo a.C. delle Sacre Scritture ebraiche) ha reso yeh?îd con agapetos (amato, caro, diletto), invece del solito monogen?s (unigenito) in Gen.22:2,12,16. La traduzione della Septuaginta è significativa poiché usa la stessa parola utilizzata da Dio per Gesù al Monte della Trasfigurazione, secondo Mat.17:5: «Questo è il mio diletto (agap?tòs) Figliuolo». In questi esempi vediamo che «unico (uno solo)» si riferisce a colui che è unico e particolarmente amato.
Un altro significato di «unico figlio» (yeh?îd) si trova nella storia di Abrahamo e del suo rapporto con Ismaele. Gen.21:9 dice che Sara ha visto Ismaele che «rideva» (mes?ah??q). Abrahamo ha in seguito cacciato via Ismaele dalla sua casa fornendogli soltanto pane e acqua. Abrahamo era un uomo ricco. Perché avrebbe cacciato via il suo primogenito dandogli soltanto pane e acqua? In Esodo Rabbah 1 (su Gen.21:9), troviamo la risposta del Midrash:
Che cosa ha fatto Ismaele? All’età di quindici anni ha cominciato a portare idoli dalla strada, si è divertito giocando con loro e li ha adorati avendolo visto fare da altri. Così «Sara vide che il figliuolo partorito ad Abrahamo da Agar, l’Egiziana, rideva (si divertiva beffardamente)» [la parola mes?ah??q è sempre usata in riferimento all’idolatria, come in Es.32:6: «si alzò per divertirsi», cioè per rendere il culto al vitello d’oro].
Il commento continua a spiegare che Abrahamo ha cacciato Ismaele perché era divenuto idolatra, e per impedirgli di portare fuori strada Isacco. Egli ha trattato Ismaele come se fosse morto. Ancora oggi, in alcune famiglie ebrei ortodossi, se un figlio/a diventa apostata, la famiglia gli fa il funerale. È molto simile alla storia del «figliuol prodigo». Il figlio era diventato un “apostata” ed al suo ritorno il padre disse: «era morto, ed è tornato a vita; era perduto, ed è stato ritrovato» (Luca 15:11-32). In questo significato Isacco era l’unico figlio di Abrahamo, poiché Ismaele era come morto, in un certo senso come quando Dio ha avvertito Adamo ed Eva che se avessero peccato sarebbero morti (Gen.2:17).
Isacco era l’«amato» figlio della vecchiaia di Abrahamo e Sara, e a motivo dell’idolatria d’Ismaele, era il loro «unico» figlio. Così, possiamo intendere «unico» (yeh?îd) sia come unico che come particolarmente amato.
Questo ci conduce al termine «generato». In Gen.25:19,20 è scritto: «E questi sono i discendenti d’Isacco, figliuolo d’Abrahamo. Abrahamo generò (hôlîd) Isacco». Gen.25:12 legge: «Or questi sono i discendenti d’Ismaele, figliuolo d’Abrahamo, che Agar, l’Egiziana, serva di Sara, aveva partorito (y?led?h) ad Abrahamo». La Bibbia registra che Abrahamo «generò» Isacco, ma non dice mai che Abrahamo «generò» Ismaele. La Bibbia dichiara che Ismaele era il figlio di Abrahamo, ma il testo non usa mai il verbo «generare» nel rapporto tra Abrahamo ed Ismaele. Il verbo y?led?h è utilizzato in relazione con Agar, ma non con Abrahamo. Il commento a Gen.25:19,20 di Esodo Rabbah 1, spiega il testo in questo modo: «Ed è scritto: e queste sono le generazioni d’Isacco, figlio d’Abrahamo: Abrahamo generò Isacco, per insegnarvi che egli era come suo padre in tutte le cose: in bellezza, sapienza, ricchezza e buone azioni».
Di conseguenza, «generato» significa «avere la stessa natura e somigliare esattamente». Questa comprensione viene dal testo biblico. In Gen.5:3 è scritto: «Adamo visse centotrent’anni, generò un figliuolo, a sua somiglianza, conforme alla sua immagine, e gli pose nome Seth». Simili sono i detti di Gesù in Giov.14:9 («Chi ha veduto me, ha veduto il Padre») e in Giov.8:39-47 («Essi risposero e gli dissero: Il padre nostro è Abramo. Gesù disse loro: Se foste figliuoli d’Abramo, fareste le opere d’Abramo… Voi siete progenie del diavolo, ch’è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro»). In questo senso, «generato» esprime l’idea di perfetta immagine e rappresentazione del proprio padre».
Si può dire, sia d’Isacco che di Gesù, che sono unici e particolarmente amati dal loro padre: ognuno era la somiglianza e l’immagine perfette di suo padre, e la piena natura del padre era in ciascuno di loro. Perciò, ognuno è stato chiamato «l’unigenito figlio» di suo padre.
In tal senso possiamo dire che Gesù è l’unico figlio di Dio, la perfetta immagine di Dio ed in cui abita la pienezza della natura di Dio, come è scritto: «poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità» (Col.2:9). Sebbene, in un certo senso, siamo tutti figli di Dio, solo Gesù è stato il figlio unico e particolarmente amato di Dio, che ha portato la perfetta immagine e somiglianza di Dio il Padre.
In ultimo, c’è un’altra comprensione del termine «generato». Viene utilizzato metaforicamente laddove non si parla di una nascita letterale, per esempio in Giob.15:34,35: «poiché sterile è la famiglia del profano, e il fuoco divora le tende ov’entrano presenti. L’empio concepisce malizia, e partorisce (y?l?d) rovina; ei si prepara in seno il disinganno». Qui il significato di «generare» è «dare alla luce». Ancora, nel Sal.7:14: «Ecco, il malvagio è in doglie per produrre iniquità. Egli ha concepito malizia e partorisce (y?lad) vergogna». È nel senso di «dare alla luce» che il Sal.2:7 utilizza yelid: «Io spiegherò il decreto: l’Eterno mi disse: Tu sei il mio figliuolo, oggi io t’ho generato». Questo è il senso in Ebr.5:4,5 dove il Sal.2:7 viene citato in riferimento a Gesù che è stato chiamato e designato da Dio.
In un senso positivo, la profezia messianica di Sal.2:7 parla di Dio che dà alla luce (esibisce) il Messia. In senso regale, il figlio che deve ricevere l’autorità regale viene dato alla luce (presentato) al popolo come co-reggente. In questo modo, gli viene data completa autorità, evitando violente lotte per il trono.
Le parole bibliche possono avere dei significati molto profondi. Questo è vero per le parole di Giov.3:16, «Poiché iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo». Giovanni ha inteso l’«unigenito» in un senso di gran lunga più profondo del semplice «unico figlio». Per Giovanni, Gesù era stato proclamato da Dio ad essere l’unico figlio teneramente amato in maniera particolare, il solo ad esprimere la perfetta immagine di Dio il Padre, il solo in cui abita la pienezza della Deità, il figlio fedele proclamato da Dio ad essere re e co-reggente in occasione del suo battesimo (Mat.3:17).
Shalom… Argentino Quintavalle
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1. Traduzione interconfessionale in lingua corrente.
Ultimo aggiornamento (Domenica 10 Gennaio 2010 11:52)


