Politically correct o biblicamente corretto?”

Sabato 21 maggio 2005 si è tenuta ad Ancona la conferenza stampa di Aviel Shneider direttore ed editore di Israel Today, periodico cristiano pubblicato a Gerusalemme, con ampia diffusione negli ambienti evangelici anglosassoni. La linea editoriale è attenta ad eventi politici e all’attualità di Israele mantenendo un occhio sulle scritture. Il suo direttore ospite di Alleanza Messianica ha toccato argomenti quali: ritiro dai territori, schieramenti delle opinioni in Israele, situazione internazionale. Insomma le sfide di questi giorni per Israele , il suo popolo e il governo di Sharon. Aviel fa un parallelo tra Sharon è i molti re d’Israele citati nella Bibbia, entrambi con la grande responsabilità di guidare il popolo nelle scelte mentre erano assediati dai nemici distruttori. Sappiamo bene degli errori commessi, costati a volte la vita per infedeltà verso le indicazioni che il Signore dava. Così in merito al ritiro dei coloni da Gaza, Sharon sta commettendo un errore, consapevole dell’inevitabilità dell’errore stesso. In questo momento la palla è nella metà campo Israeliana che ha vinto il match del terrorismo dell’intifada, ma deve fare il primo passo verso accordi e trattative di pace. Il fatto è che un ritiro Israeliano sarà certamente interpretato dai palestinesi, come un cedimento più che come un desiderio di pace. Sovente la cultura musulmana intende la mano tesa come debolezza e quindi incoraggiamento ad un’altra aggressione. La storia con gli arabi dal ’48 è una storia di guerre perse e di continue aggressioni in seguito ad ogni trattativa come quella di Oslo. Per Israele si tratta di un conflitto morale: è il popolo che ha la responsabilità dello shalom di Dio, del Principe della pace, ma è continuamente sottoposto ad aggressioni e persecuzioni. E’ il popolo che deve dimostrare di voler cercare il dialogo con 300 milioni di arabi e musulmani di cui molti sognano la sua scomparsa. Così anche a causa delle pressioni internazionali Sharon deve cedere; lui che l’occidente considerava un falco ora è considerato la colomba. Israele spera in un’altro miracolo come quello che ci fu al tempo di Clinton, quando Arafat rifiutò il 95 % dei territori offertogli dal governo Barak, perchè voleva soprattutto il monte del Tempio. L’altra grande debolezza d’Israele, ci ha spiegato Aviel, è di avere acquistato la mentalità occidentale del “ tutto e subito”. Pace ora a qualsiasi costo. Stanco di soffrire il popolo d’Israele è disposto a qualsiasi concessione. Non così per gli altri medio-orientali, capaci di lunghe attese pur di vedere realizzati i loro piani. Comunque la parola pace è qualcosa di cui i leader politici palestinesi hanno fatto commercio a scapito della popolazione che ha sofferto fame e perdita di lavoro. Molti palestinesi sono ben felici di lavorare per imprese e case israeliane con diritti sindacali, orari e salari garantiti. Altro tema è stato quello storico. Per i media e gli arabi la storia comincia nel 1948 e tutti i problemi sono nati con l’immigrazione ebraica. Per Israele la storia comincia con il Regno di Davide 3.000 anni fa di cui lo stato d’Israele è solo l’ultima manifestazione che il Signore ha voluto. I tempi di Dio non sono quelli degli uomini. La pace viene dalla riconciliazione con Dio di tutti gli uomini e dalla riconciliazione col prossimo. Non è il frutto di una trattativa politica o di uno scambio di interessi. Se l’occidente fosse davvero interessato alla pace in medio Oriente parlerebbe anche delle notizie meravigliose legate alla vita quotidiana, non solo di odio e violenza. Questa è anche la linea editoriale di Israele Today che si rivela una fonte professionale di notizie di prima mano sia sul versante israeliano che su quello messianico. Auguriamo da parte del Signore ogni benedizione ad Aviel per il suo lavoro, alla sua famiglia e alla sua comunità .

 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 09 Dicembre 2009 12:20)