Testimonianze da Israele:
storie di uomini, storie di vita, storie di amore.
L’esperienza di due mesi in Terra Santa non solo ha insaporito un ricco percorso di studi in Relazioni Internazionali, ma ha anche contribuito ad un’importante e sentita crescita spirituale. Contrariamente a qualsiasi altra zona che ho avuto la possibilita’ di visitare, ho imparato che Gerusalemme non e’ un luogo come tutti gli altri.
I secoli echeggiano nella tiepida brezza estiva, per poi perdersi in un timido tramonto che dolcemente accarezza la Spianata del Tempio. Le bianche mura, i tortuosi vicoli e le infinite scale sono le vene di una citta’ che non dorme mai, dinamica nella sua natura, in cui storie di facce, mani, occhi dipingono il ritratto di uno spirito eterno. Pero’, contrariamente ad ogni altro luogo visitato, a Gerusalemme la presenza di Dio e’ palpabile. E’ qualcosa di difficile da descrivere, ma Gerusalemme e’ un luogo speciale e cosi’ sono le sue persone e le loro storie, alle quali sono dedicate le mie parole, nella speranza che possano ispirare il prossimo quanto hanno ispirato me.
Shevet Achim e’ un’organizzazione cristiana umanitaria fondata da missionari americani che si trova a Gerusalemme. L’organizzazione cerca di portare pace tra Arabi ed Israeliani facilitando il trasporto in ospedali israeliani di bambini provenienti da varie zone arabe affetti da malattie cardiovascolari. Quando sono entrato a casa di A.P., ho immediatamente sentito quanto A. e la sua organizzazione mi avrebbero toccato. Nelle parole di A.:
Cerchiamo di riavvicinare fratelli offrendo aiuto a bambini che sono ammalati e che hanno bisogno di aiuto. I nostri bambini vengono dalla Cisgiordania, dalla Striscia di Gaza, dalla Giordania e dall’Iraq. Organizziamo incontri nei loro paesi di origine, li facciamo passare attraverso la dogana, offriamo loro ospitalita’ prima e dopo il periodo di ospedalizzazione. Facendo cio’, non solo aiutiamo quelli che sono nel bisogno ed avviciniamo Arabi ed Ebrei, ma disponiamo anche di un’unica possibilita’ di condividere e diffondere l’amore di Gesu’per tutti gli uomini.
L’appassionata missione umanitaria e spirituale di Shevet Achim e’ ammirabile, specialmente date le difficolta’ che l’organizzazione incontra. A. ed i suoi collaboratori devono fare i conti col momento piu’ duro della vita di una famiglia: la malattia mortale di uno dei suoi membri. Sfortunatamente, a causa della gravita’ di tali situazioni, non sempre Shevet Achim riesce a scongiurare l’inevitabile. In alcuni casi, bambini che hanno fatto domanda per aiuti sono gia’ ad uno stadio troppo avanzato della propria malattia, altri non riescono ad attraversare il confine israeliano e rimangono alla dogana, altri ancora soffrono di forme degenerative della malattia quando sono in Israele, oppure non sopravvivono all’intervento. Col cuore infranto e fisicamente ed emotivamente provati, ad A. ed ai suoi membri non resta che portare la cattiva notizia ai genitori dei bambini. “Dobbiamo andare a dire ad una madre,” dice tristemente A. “che e’ gia’ troppo tardi per curare il suo bambino, che la sua malattia e’ degenerata, che e’ morto alla frontiera o durante l’operazione.” Non a caso A. mi ha riferito che e’ abbastanza comune essere insultati, minacciati e percossi dalle famiglie dei bambini che non ce la fanno.
Grazie a Dio, pero’, il piu’ delle volte Shevet Achim trionfa. I bambini guariscono in seguito agli interventi, i genitori ringraziano, i dottori si sentono onorati nel far la differenza e, in certi casi, qualcuno si avvicina al nostro Signore Gesu’. Il pathos della conversazione con A. ha raggiunto l’apice quando mi ha raccontato la storia di questa ragazzina di Gaza che aveva ricevuto l’aiuto dell’organizzazione. Proveniente da un ambiente che odia gli Ebrei, radicato negli insegnamenti di Hamas, questa bimba e’ stata curata con successo da dottori israeliani a Tel Aviv ed e’ tornata a casa in trionfo. Suo padre, un membro attivo, militante di Hamas, ha invitato A. ad andare la’, il quale, un po’ intimorito, ha accettato l’invito. Appena messo piede a Gaza, A. si e ritrovato straordinariamente colpito dalla grazia e dalla forza del ministerio. Il padre della piccola ragazza aveva radunato la comunita’ per dargli il benvenuto e ringraziarlo per quello che l’organizzazione aveva fatto. “Non avresti creduto quanto fossimo mossi da tutto questo,” continuava A. “in quanto potevi vedere che il Signore era con noi.” Dopo la guerra dell’anno scorso ad A. non e’ piu’ permesso di tornare a Gaza, pero’ la sua organizzazione continua ad operare in molte aree per portare pace e la parola di Dio. Complicazioni politiche e logistiche danno vita dura al ministerio di Shevet Achim, ma il loro amore per il Signore e’ cosi’ grande da che non li scoraggia a portare il Suo amore al prossimo.
Verso la fine della mia ricerca il Signore mi ha benedetto un’altra volta quando mi ha fatto incontrare una persona affascinante, K. D. Dopo essere scappata da una morte quasi sicura in Florida, K. ha incontrato il Signore che l’ha portata in Terra Santa. Lì, ha potuto condividere il Suo amore aiutando individui meno fortunati. K. e’ diventata in seguito la fondatrice del Living Bread International Church, un’organizzazione cristiana umanitaria che porta aiuti umanitari in diversi campi profughi in Cisgiordania. Come la stessa fondatrice spiega:
[The Living Bread International Church] muove la sua macchina di aiuti attraverso la distribuzione di aiuti, accesso ad istruzione, acqua, vestiti per uomini, donne e bambini. L’ONG ha gia’ ricostruito molte costruzioni danneggiate nei campi profughi. L’organizzazione si avvale di uno progetto di training per i profughi per insegnare loro diverse abilita’, come riparare e rimettere in sesto edifici. Le squadre di volontari insegnano inglese, istruzione di stampo cristiano e sostengono altri piani educativi, nonchè progetti per portare acqua nei campi. Quando e’ stato possibile, l’organizzazione ha anche fornito letti e materiale medico ad ospedali locali. http://www.livingbreadchurch.com/living-bread-ngo.htm, 2010)
Coordinando i loro sforzi con l’esercito israeliano e con l’Autorita’ Palestinese,The Living Bread International Church promuove sviluppo economico e reca sollievo agli abitanti dei due campi profughi.
Sfortunatamente, le difficolta’ sono dietro l’angolo. Quando sono entrato per la prima volta in uno dei due campi profughi di Gerico, una marea di bambini mi e’ corsa incontro, probabilmente molto curiosa del mio tentativo di fare ricerca nel loro territorio. C’erano molti bambini che girovagavano per le strade, ma di donne neanche l’ombra. Avvicinandomi lentamente ad un bar, avevo notato che un gruppo di uomini mi stava scrutando con sospetto, come fosse lecito aspettarsi. Mike, un altro grande personaggio che lavora con Karen, mi aveva detto in precedenza che in un campo profughi non esiste la legge come la conosciamo noi, e l’unica legge imposta in tal luogo e’ quella dei soldati israeliani durante raid di rastrellamento contro sospetti terroristi[1]. In aggiunta, analfabetismo, disoccupazione e povertà sono tratti di una triste realtà nella quale l'incessante conflitto ed l'instabilità politica hanno condizionato gli abitanti di Gerico dal 1948, quando il primo campo fu costruito.
Nonostante ardue condizioni di vita, K. e colleghi non si scoraggiano mai. E’ molto impressionante il fatto che, dopo sette tentativi di farla saltare in aria -in alcuni casi forse solo per spaventarla- K. non abbia abbandonato la sua attività. La mano di Dio l’ha protetta ogni singola volta e K., piccola di statura, ma gigantesca in spirito, continua instancabilmente a portare la Sua parola. Quando, in seguito, K. mi ha portato al culto nella chiesa del campo, il mio cuore si e’ riempito di gioia. Donne e bambini componevano il corpo principale della chiesa. In tutta onestà e’ stato uno dei culti più energetici e più sentiti a cui sia mai stato.
Un’altro luogo speciale di cui vorrei parlare e’ Hebron. Quando sono salito sull’autobus a prova di proiettile da Gerusalemme, ho notato che ero l’unico civile che andava ad Hebron quel giorno. Ero seduto assieme a soldati israeliani che andavano a proteggere la minoranza ebrea che vive ad Hebron, la quale e’ una città sacra agli Ebrei in quanto vi sono presenti le tombe dei Patriarchi. Lo scenario ad Hebron è a dir poco emblematico, in quanto riflette la dura realtà del conflitto israeliano-palestinese. Filo spinato, posti di blocco, barricate, battaglioni israeliani e un cupo coprifuoco mi davano il benvenuto mentre entravo in una città deserta e desolata.
Chi vi abita ama Hebron e non la lascerebbe mai perché “Dio ha dato questa terra agli Ebrei e i loro antenati l’hanno comprata dagli Arabi ” .
Nel corso della mia esperienza in Israele ho avuto il privilegio di incontrare persone incredibili, le cui incredibili storie mi hanno profondamente toccato. E’ così bello e commuovente vedere quanto Dio abbia operato in queste persone e quanto il loro denominatore comune sia il Suo amore. Sia i membri di Shevet Achim che quelli di The Living Bread International Church hanno rinunciato a tutte le comodità della vita, lasciato le loro case ed ogni altra cosa alle spalle per il nostro Signore. Il loro obiettivo e’ quello di dare speranza sia a livello umano che spirituale a famiglie distrutte dal dolore, promuovendo la pace in una delle area più contese al mondo, tutto nel nome di Gesù. Con questo in mente, mentre salivo gli scalini dell’aereo che lasciava Israele, mi sono chiesto “Ma quanto amano Dio queste persone? Quanto sono in grado di sacrificare per il Signore? Quanto sono disposto rinunciare per il Signore?” Signore, possa tu proteggere loro e far si che siano un esempio per me e per tutti noi.
Per ulteriori informazioni riguardo a Shevet Achim e The Living Bread International Church, ai loro ministeri, donazioni e volontariato potete visitare www.shevet.org e http://www.livingbreadchurch.com/living-bread-ngo.htm.
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M. Groppi
1] Mi sono sorpreso tante volte quando, nel corso della mia ricerca, parecchi individui mi hanno chiesto se ero israeliano, probabilmente nel timore che fossi una spia.
2] Anche se non c'è un muro che divide Hebron da Gerusalemme, la città è dentro i confini di Israele ma è, di fatto, araba, in quanto la maggioranza dei suoi abitanti è araba.
Ultimo aggiornamento (Lunedì 01 Marzo 2010 15:53)


