VIII Settimana – Partì ( Vayetzè )

Giacobbe e il sole di Giustizia

Dal 28esimo al 36esimo capitolo di Genesi molte cose accadono nella vita di Giacobbe. Sia nella sua vita esteriore che nella sua anima profonda: gli eventi esterni sono collegati a grandi trasformazioni interiori.

In Genesi 28:10-11 è detto: “ Giacobbe partì da Beer-Sceba e se ne andò verso Charan. Giunse in un certo luogo e vi passò la notte, perché il sole era tramontato”.

Dalla lettura del testo ebraico si comprende che Dio aveva fatto tramontare il sole per lui, cioè aveva accorciato il giorno. “ E sognò una scala la cui cima toccava il cielo e gli angeli di Dio che salivano e scendevano per la scala”.

Il Signore stesso riempì quel luogo con la Sua meravigliosa presenza. Una presenza che ha nelle Sue mani il governo del tempo e dello spazio, una presenza che può arrotolare e srotolare i cieli, far risorgere dalla tomba, dilatare il tempo e far calare il sole secondo la Sua volontà.

Al verso 13 è detto: “ Io sono il Signore, l'Iddio d’Abrahamo tuo Padre e l'Iddio di Isacco. La terra sulla quale stai coricato io la darò a te e alla tua discendenza”. Sembra che la promessa della terra riguardi una superficie incredibilmente piccola: quella che può essere coperta da un corpo disteso. Ma non è così. La presenza del Signore rendeva quel luogo molto più grande. Anche lo spazio nella prospettiva di Dio, creatore d'esso, si aperse quella notte mostrando gli alti cieli a Giacobbe e rivelando il luogo del futuro tempio di Gerusalemme.

Dunque il Signore interviene sul corso del sole e lo regola secondo il beneficio di Giacobbe. Egli investe il corso del tempo e modifica la geografia per la Sua santità Perciò il profeta Malachia al cap. 4: 2 dice: “ Ma per voi che avete timore del mio nome spunterà il sole di giustizia, la guarigione sarà nelle sue ali”.

Al verso 16 è detto: “ Il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo… questa non è altro che la casa di Dio”. Tutto promana dalla presenza di Dio, e non dal luogo. Ancora oggi il Signore sta facendo cose miracolose sulla terra d’Israele, cose non fa in altri luoghi.

Nel capitolo 32 Giacobbe lotta con l’angelo a Peniel ( faccia di Dio) : a significare anche “ volgi il tuo sguardo verso il Signore”. In questa occasione l’angelo di Dio visita Giacobbe, lotta con lui e prevale su lui: ne trasforma l'identità.

Giacobbe diverrà Israel: un uomo nuovo. La sua stessa personalità cambierà come lo scopo ultimo della sua esistenza.

Avevamo conosciuto la sua determinazione a ottenere con i propri mezzi la benedizione di Dio, ma il disegno di Dio prevedeva lo sradicamento di quella natura ed il dono di una nuova identità. Un premio per la sua ricerca caparbia, insistente?

O la purificazione che scaturisce dalla necessità divina di far conoscere la Sua vera identità e natura? Natura che non ammette commmistione di scopi, di forze, di governo, che induce alla sottomissione e all'affidarsi completamente a Lui per amore del Suo Nome. Nell'uno o nell'altro caso Iddio è sceso dall'alto per il Suo principe Giacobbe, ed ha prevalso: Israel.

In Genesi 32:31 è detto che “il sole si levò quando egli ebbe passato Peniel”: la notte terminò. La notte ormai s’avanza ecco giunge l’alba dice anche Paolo nella lettera ai Romani.

Abbiamo noi cercato con insistenza il Signore? O forse Egli ci ha sorpresi nel peccato con la Sua compassione? In ogni caso l'incontro con il Signore oltre ad aprire il cielo su di noi ci ha lasciato un segno, non la lussatura dell'anca, ma la circoncisione del cuore.

Giacobbe era partito per la Mesopotamia e incontrò il Signore sul Monte del Tempio; così noi, credenti, andavamo errando ognuno per la sua propria via fino al giorno in cui il sole tramontò sulla nostra pochezza e fummo investiti dal Suo intervento diretto e miracoloso: un sole di giustizia, un alba nuova si levò per noi. Abbiamo visto l'alba grazie all'espiazione del nostro Messia, Yeshua, della discendenza di Davide, l'Emmanuel. Il sole di giustizia si è già levato per noi.

E vedremo il grande giorno del suo ritorno.

Shalom.

G.M.