VI Settimana Toledòt - Genealogie
Lettura: Genesi ( Bereshit) 25:27
Vendita della primogenitura di Esaù. 1+1 fa 3.
Il giorno della morte di Abrahamo, Isacco ed Ismaele celebrarono assieme la sua sepoltura. Si narra che lo stesso giorno nacquero a Isacco i due figli Esaù e Giacobbe. Come sappiamo Rebecca era sterile, come tutte le matriarche, ma Isacco gridò a Dio che volle rendere fertile la donna. Nel grembo di Rebecca, Esaù e Giacobbe si incalzavano e Giacobbe si aggrappava al tallone di Esaù, come a volerne impedire la nascita primogenita. Vi si leggono già due tipi umani diversi, in conflitto, ed anche due nazioni in contesa tra loro. Ciononostante il primo dei due gemelli a vedere la luce fu Esaù: colui al quale sarebbe stata destinata una parte doppia di beni e di responsabilità.
Giuridicamente tre parti di eredità per due gemelli.
Esaù, il cacciatore, così capace di procacciare beni materiali, e per questo apprezzato dal padre Isacco, riteneva la primogenitura cosa di poco valore e quando la fame lo assalì la cedette in cambio di quel rosso piatto di lenticchie. Ma non fu così semplice disfarsi della primogenitura in quanto l’investitura necessitava della benedizione e dell’imposizione delle mani di Isacco.
Giacobbe, più dedito ai beni spirituali e grato al Signore di quell' eredità spirituale che pur gli toccava, era amato dalla madre, che per questo l'aiutò a soppiantare Esaù.
Il sacrificio di due capretti per apparecchiare una pietanza saporita per Isacco, sessantenne ormai non vedente, sancì il passaggio dell'eredità.
Rebecca sapeva che l’eredità spirituale di Giacobbe aveva bisogno di una eredità materiale e che davanti a Dio non vi è divisione tra materiale e spirituale: le cose del cielo hanno un riflesso su quelle del mondo.
Nei due capri presentati davanti al Signore possiamo vedere il capro espiatorio e quello emissario di Yom Kippur: la primogenitura comprata da Giacobbe diventa anche spirituale e profetica per le cose future.
Giacobbe, sfruttando al massimo il suo carattere insistente e determinato, volendo con passione perseguire il volto di Dio ( con il quale lotterà ancora) si appropria dell' eredità, della promessa, della terra, e profeticamente dell'espiazione provveduta da Dio per mezzo del Messia.
Ad Esaù resta un piatto di frutti rossi della terra: il suo diritto non gli valse nulla di fronte alla passione di Giacobbe per le cose dei suoi padri Abrahamo ed Isacco.
Ad uno il doppio, all'altro uno. Uno più uno fa tre.
In questo vediamo che chi nega l’eredità della terra di Israele al suo popolo, in effetti nega anche la sua eredità spirituale, vuole che le cose si fermino al piatto di lenticchie. Ma le cose di Dio devono compiersi in tutti i suoi dettagli.
La benedizione di Israele comprende la terra e la sua eredità spirituale, mentre i credenti gentili sono destinatari della benedizione che viene dal popolo che sta sulla terra promessa. La grande benedizione che è nel Messia Gesù.
Esaù diceva: “ ecco io sto morendo, a che mi serve la primogenitura?” e per questo preferì sfamarsi.
Oggi la chiesa che trattiene gelosamente qualcosa che appartiene ai figli di Giacobbe, la promessa e la terra , rischia di morire a causa del suo orgoglio per non sapersi più procurare il cibo che è la parola di Dio. Se la benedizione è ripristinata ci saranno lenticchie anche per gli affamati, ma se trattiene per sè una benedizione che non le appartiene rischia la fame. Iddio è un Dio di restaurazione e non di sottrazione e di esclusione.
Non contento della sua facile rinuncia e di essersi sfamato Esaù oggi insegue Giacobbe accusandolo di avergli frodato l’eredità. L’attuale conflitto tra la chiesa ed Israele è il protrarsi di questo inseguimento.
Vi è una scelta operata da Dio e una ubbidienza confermata dagli uomini.
Il Signore ha scelto Israele, cioè Giacobbe come il popolo eletto, e non vi è un nuovo popolo eletto, ma Giacobbe ha confermato questa elezione acquistando la benedizione e l’imposizione delle mani da parte di Isacco con un piatto di Lenticchie.
L’elezione d’Israele non è passata ai gentili, tuttavia questa elezione sarà completata in Cristo quando tutto Israele sarà salvato e avrà conosciuto il suo Messia. Nell’epistola ai Romani cap. 9: 4 il rabbino Paolo ci dice che il Signore ha scelto Israele affinché a loro fossero dati adozione, patti e promesse, ma al verso 13 è detto che il Signore ha amato Giacobbe e odiato Esaù. Giacobbe è la figura dell’uomo spirituale che tuttavia adempie alle sue responsabilità anche materiali, acquistando e ritenendo il valore della benedizione. Esau è odiato, cioè rigettato, essendo stato sopraffatto dalla sua stanchezza e mancanza di visione spirituale.
Dunque la scelta di Dio di eleggere Israele è adempiuta dalla scelta di Giacobbe , amato per questo. I figli di Israele oggi sono amati da Dio per via dei loro padri. Nessuno può prender il posto che Dio ha stabilito , ma ognuno è chiamato a seguire la scelta che il Signore ha fatto per lui.
Il disegno di Dio è accompagnato dalla Sua compassione.
Vi è un Esaù dentro ognuno di noi da esaminare, e vi è un Giacobbe che può ereditare la benedizione se asseconda i piani di Dio.
Ritenere il diritto, salvo poi disprezzarlo quando la fame ci coglie è nella natura di Esaù. Valorizzare qualcosa che è stato disprezzato dagli uomini vuol dire avere la visione di Dio. La pietra che gli edificatori avevano scartata, quella, Il Signore l’ha fatta diventare pietra angolare.
G. M.


