Sopravvivere all’adolescenza in due parole.

Per secoli, generazioni, secoli, probabilmente da sempre, siamo stati confusi dagli adolescenti.

Essi ci provano, ci sfidano, ci combattono e provocano: sono intrattabili. Nessuno, nè Noè, nè Freud, nè il Dr. Ruth o Phil li ha mai capiti o li capirà. Questa è la realtà. Ma dopo esser sopravvissuto ai miei 18 anni, voglio offrire un’ idea di come trattarli, il che può riassumersi in due parole: non discuterci.

Ed ecco perchè.

La gente si è innamorata dell’idea che l’adolescenza è lo stadio più difficile della vita. Io non sono d’accordo, perchè l’adolescenza non è realmente uno stadio, ma soltanto un “passaggio”. Un ponte tra l’infanzia e l’età adulta. L’adolescenza non è un porto, non vi si può attraccare. Non ha indirizzo, non vi si può risiedere, non ha atmosfera, non vi si può prender fiato.

Il nostro compito è aiutare i ragazzi ad affrontare il viaggio verso l’età adulta nel modo più sicuro e il più velocemente possibile.

E’ una strana sala d’attesa dove la gente ama incontrarsi solo finchè non sarà indirizzata nella sala giusta. Alcuni sono chiamati velocemente dopo il loro arrivo, altri devono aspettare molto tempo, altri non la lasciano mai. Ci sono quelli che usano questo tempo molto produttivamente: leggendo, studiando, pensando ( raro, ma possibile ), ma molti semplicemente contano le crepe del soffitto, leggono la stessa notizia sei volte o si lamentano con qualcuno che finge di ascoltarli.

E così con i teen-agers il nostro lavoro di genitori “transitori” è aiutarli ad affrontare il loro viaggio al porto dell’età adulta, il più sicuramente e velocemente possibile.

Il viaggio che fanno dall’infanzia all’età adulta è generalmente un viaggio allarmante ( spaventoso). Dopo tutto, chi lascerebbe volentieri una vita di attenzioni e divertimenti, per un carico di responsabilità, rate mensili per la macchina e “speroni alle calcagna”? Essi lo sanno bene, a qualche livello, che non possono rimanere bambini per sempre. Ma come tutte le inevitabili esperienze spiacevoli essi vorrebbero ritardarla il più possibile.

Così, cosa fa un sano normale terribile tredicenne o diciassettenne, per ritardare quest’inevitabile appuntamento con l’ età adulta ?

Discute con i suoi genitori.

Mamma: Stefano, per favore, vai a buttare l’immondizia..

Stefano: ( stando davanti al computer senza alzare gli occhi )

Mamma: Stefano, mi senti? Ti ho chiesto di buttare l’immondizia!

Stefano: Ti ho sentito, ti ho sentito, non c’è bisogno di urlare

M: Se tu non rispondi come faccio a capire che mi hai sentito? E poi non stavo urlando

S: Si, urli sempre.

M: Non urlo sempre. Tu sei l’unico che alza la voce tutto il tempo.

S: Ah si ? E quando? Dammi un esempio di quando urlo ( dice alzando la voce )

M: Non posso darti esempi proprio adesso.

S: Naturalmente non puoi. Dai sempre la colpa a me per cose di cui tu stessa ti senti in colpa.

E così via.............

Stefano non sta semplicemente cercando di non andare a buttare l’immondizia,

e’ un esperto in questo, come molti suoi coetanei quando gli si chiede qualcosa che non hanno voglia di fare.

Potrebbe esserci riuscito usando solo una parola:

Mamma: S. per favore butta l’immondizia

Stefano: Più tardi

Qui non si tratta solo di evitare un compito, egli usa l’interazione come una superba opportunità per discutere con la mamma. E battagliando con la mamma, si trincera nel “santuario” dell’infanzia. Gli adulti non litigano con i genitori, i bambini lo fanno. E la mamma, abbastanza innocente, cade completamente in trappola invece la mamma di impiegare la più potente tecnica per lei disponibile: “ colpisci e fuggi”.

Quando le mamme finiscono di leggere quest’articolo la stessa scena dovrebbe apparire così:

Mamma: S. per favore vai a buttare l’immondizia.

Stefano: (sta al computer)

M: Ti sto chiedendo di andare a buttare l’immondizia, è compito tuo.

( La mamma esce dalla stanza di Steve e non vi ritorna. Cosa succede quando S. ignora la richiesta della madre e non butta l’immondizia? Cosa fa la mamma ( o il papà ) allora?

La risposta è: nulla.

Se S. butta o no l’immondizia non è essenziale al suo sviluppo. Sarebbe bello, ma non è essenziale. Naturalmente, puoi scegliere di far conseguire alla sua disubbidienza la privazione di un suo privilegio o ridurgli la paghetta. Solo, assicurati che ci sia qualcosa su cui hai un pieno controllo, non come per esempio imporgli di andare a letto più presto che è fuori dalle tue possibilità di controllo.

Non puoi costringere il tuo ragazzo/bambino ad ascoltarti se realmente non vuole.

Ricorda, tu come genitore, hai fatto il tuo lavoro di insegnargli quali sono i suoi compiti.

Che S. risponda o non risponda al compito, ugualmente ha imparato qualcosa di importante: che i genitori devono istruire i loro figli a partecipare alle faccende domestiche quotidiane.

Non puoi costringere tuo figlio adolescente ad ascoltarti se ha deciso di non farlo ( come ottenere la sua volontà di ascoltarti è materia di un altro articolo).

Colpisci e fuggi significa che ogni volta che c’è un opposizione devi fare tutto ciò che è in tuo potere per svincolartene. Più velocemente rispondi più sono alte le possibilità che si avvicini la discussione. Attenzione! Gli adolescenti sono molto abili nel trasformare una piccola discussione in una guerra nucleare. Sono specializzati nel toccare i giusti tasti che non ti permettono di resistere alla rappresaglia. Perchè? Non perchè realmente si divertono a farlo, ma solo per questione di sopravvivenza. Temono che non sopravviveranno come adulti così provano a rimanere bambini. E’ per questo che combattono tutt’intorno.

Siamo chiari: non combattere non significa che non dobbiamo istruirli, assegnargli compiti o mai dirgli di no. Significa che non dobbiamo mai allungare i tempi del conflitto.

Jennifer : Se prendessi la macchina stasera?

Papà: Scusa Jen, l’ultima volta non sei tornata a casa in orario e ti dissi che ci sarebbero sate conseguenze.

Jennifer: cosa? Le mie amiche contano su di me. Glielo ho promesso!

Papà: scusa

Jennifer: ma papà tu eri sveglio quando sono tornata a casa! Non ce n’è bisogno. E c’era traffico. E Hilly doveva fermarsi a prendere qualcosa sulla strada

( Nessuna risposta perchè papà ha già lasciato la stanza).

Colpisci e fuggi: può sembrare brusco, maleducato e anche ingiusto. Può in realtà essere tutte queste cose. Ma, se è così, è il minore dei mali e ci aiuterà a spingere i nostri figli nella vita adulta, il luogo cui devono approdare.

Genitori di tutto il mondo unitevi! Non combattete! Per lo meno provateci stasera!!!!

( Rabbi Yaakov Salomon - Psicoterapeuta Brooklyn )

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento (Sabato 19 Dicembre 2009 11:14)