LE EMOZIONI

tratto da “ Struttura della personalità umana “ di Lawrence J. Crabb

Il Cristianesimo non è mai stato inteso come un cammino costellato di rose e fiori. La vita abbondante che i cristiani ricercano percorrendo diversi sentieri non è quel tipo di esistenza confortevole e priva di problemi che la maggior parte si attende di ricevere. E’ invece una vita di lotta, un combattimento contro satana fatto di disappunto, di dolore e di sofferenza al punto che viene spontaneo chiederci che ne resta dell’abbondanza che ci è stata promessa. Ebbene la risposta è semplicemente questa: essa è costituita dalla consapevolezza di appartenere al Dio della realtà e di avere la possibilità di vivere una vita piena di significato sotto il controllo e la guida d’un Salvatore che ha cura di noi e che un giorno ci condurrà nel riposo eterno. Quei credenti che hanno difficoltà a comprendere tutto questo avvertono un senso di colpa che li conduce persino a mettere in dubbio la loro professione di fede dato che non si sentono sempre felici........

L’apostolo Paolo non era sempre euforico. Cristo stesso, ad esempio conobbe cosa significasse la collera, l’abbandono, la solitudine e l’angoscia. Se dunque il nostro Signore, e un gigante spirituale della statura di Paolo, provarono emozioni dolorose, non dovremmo allora sorprenderci se anche noi passeremo per momenti d’estrema sofferenza. Forse alcuni esempi ci aiuteranno a capire tutto questo.

Di seguito nella colonna A ho elencato alcuni stati d’animo negativi che ostacolano la compassione e di conseguenza sono peccaminosi. Nella colonna B appaiono invece quelli che non implicano il peccato e fanno da controparte ai primi. Questi ultimi sono accompagnati da un riferimento scritturale che li illustra.

 

COLONNA A

 

1.

Depressione: preoccupazione per sè stessi,autocommiserazione, senso di abbandono e di sconfitta. Nessun interesse per gli altri, perciò nessuna azione a beneficio degli altri.

 

2.

Senso di colpa paralizzante:sentimento d’indegnità e d’autopunizione che non

conduce a passi positivi per correggere il problema e spesso serve come scusa per evitare d’agire responsabilmente.

 

3.

Risentimento: conservare rancore, atteggiamento interiore che lascia che il sole tramonti molte volte sulla propira ira, comportamento motivato dalla vendetta.

 

 

 

4.

Frustrazione: atteggiamento di resa, pensiero di inutilità nel cercare di cambiare la situazione, sforzo frenetico per cambiare, collera bruciante covata dentro di sè a causa di problemi non risolti.

 

 

5.

Ansietà: apprensione per il presagio di eventi spiacevoli ( vaghi o precisi ) così forte da controllare il comportamento, per esempio la forte inquietudine generata dal non sapere quale sarà la reazione di qualcuno nei nostri confronti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COLONNA B

 

1.

Angoscia: profonda sofferenza causata da circostanze difficili, intenso dolore a causa della perdita di qualcuno che ci è caro, agonia dell’anima man mano chei problemi aumentano  ( Lc. 22,44 )

 

2.

Tristezza costruttiva:  atteggiamento di contrizione e  dispiacere per le cattive azionicommesse che produce un  cambiamento di comportamento ( 2 Cor. 7,8-10).

 

3.

Collera: Stato di reazione all’immoralità, che confessa la santità di Dio. Si oppone severamente al peccato riferendosi alla santità di Dio e desidera che l’offensore sia ricondotto ad un comportamento corretto ( Mt. 21,12-13).

4.

Scontentezza motivata: preoccupazione per difficili circostanze che conduce o ad un piano per cambiarle o ad un’attitudine d’accettazione delle cose spiacevoli sapendo che Dio può operare in ogni situazione ( Fil. 1,12)

 

5.

Sollecitudine: anticipazione di possibili eventi futuri che non causa disubbidienza a Dio, ma che provoca piuttosto un’intelligente previdenza.  ( Prov. 6, 6-11)

 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 13 Gennaio 2010 16:33)