Articoli - Cura d'anima

Idolatria ed egocentrismo.

".... In questo mondo c'è spazio solo per un ego, o il nostro o quello di Dio: a noi la scelta. Parafrasando il Talmud: " Il Signore dice a proposito di ogni persona presuntuosa che in questo mondo c'è spazio solo per un ego, il vostro o il Mio".

Come conciliare i diritti del nostro ego con quelli dell'ego di Dio dato che si escludono a vicenda?

Feuerbach e Freud risolsero il problema sostenendo che l'ego di Dio sarebbe una proiezione del nostro. In cielo – affermavano – era stato previsto solo il nostro ego.

Ma il misticismo orientale sostiene la tesi opposta: i nostri ego individuali sono illusori e ogni essere esiste all'interno dell'ego di Dio.

La religione classica patriarcale, del " re su un trono celeste" sostiene che dobbiamo subordinare il nostro ego a quello di Dio, letteralmente prostrandoci. Le tecniche per reprimere l'arroganza vanno dai miti gesti di umiltà fino a forme ascetiche di rinuncia alla vita. Ma è una battaglia persa in partenza: la storia delle religioni occidentali è una serie ininterrotta di tentativi falliti di creare un sistema capace di controllare l'ego dell'uomo senza al tempo stesso menomare l'essere umano con i sensi di colpa.

Gli idolatri credono che esista un ego divino il quale possa essere influenzato dagli uomini, non mediante lusinghe o mercanteggiamenti, ma con un vero e proprio controllo. Essi si insinuano nei cieli e trasformano Dio a loro immagine, facendo di sé stessi i propri dei.

Una volta anche gli ebrei tentarono di farlo, proprio ai piedi del Sinai.

Là dove gli ebrei si avvicinano maggiormente al concetto di colpa ereditata (simile alla dottrina cristiana del peccato originale) è con l'eghel zahav, il vitello d'oro. Paradigma biblico dell'idolatria, il vitello rappresenta un atto di depravazione che contamina le generazioni future. Fu perciò un atto beffardamente educativo quello di Mosè che obbligò Aaronne e il popolo a frantumare il vitello d'oro e a mangiare (cioè incorporare) la loro creatura. La polvere d'oro resta intrecciata nell'ordito stesso dei nostri corpi, amaro ricordo di quanto facilmente l'ego presuma di poter strumentalizzare Dio. E divorando il nostro idolo siamo costretti a renderci conto che esso è una nostra creatura; non solo, ma, rovesciando l'affermazione freudiana, ciò che esce finisce per rientrare.

Si può e si deve dire: "Qualcosa di Dio è dentro di me e qualcosa di me è in Dio". Questa è la radice di ogni religiosità. Andare oltre ed equiparare il nostro ego a Dio è la radice di ogni idolatria. E così è un idolo ogni cosa che la gente venera nella speranza di tenere sotto controllo Dio e con l'intento di estendere il potere del proprio ego nell'universo. E'grazie alla torà che viene mantrenuto il divieto dell'idolatria. Sfortunatamente qualsiasi tentativo di dar forma a un ricordo duraturo di un evento quale quello del Sinai, che sfugge a ogni raffigurazione fisica, corre il rischio di diventare esso stesso un idolo.

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" Io sono il Signore, tuo dio.." e "Non avrai altri dei di fronte a me.." ad un più attento esame risultano riducibili ad una sola idea: " Io sono Dio e tu no".

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Dio è come la verità o la luce, sfugge a ogni tentativo di costringerlo in qualsiasi oggetto statico. Una volta afferrata, la verità, ingrata, modifica chi la contempla e perciò deve essere continuamente riscoperta. Analogamente, appena l'energia raggiunge i nostri nervi ottici, la luce cessa di esistere; per questo non vediamo la luce, la consumiamo in continuazione. Quel Dio il cui Nome è l'Essere, che non ha un Nome pronunciabile, nè una forma visibile, nè una voce udibile, è anche letteralmente inimmmaginabile.

Si suppone che la grande trovata dell'ebraismo sia l'esistenza di un solo Dio, ma molte religioni fanno la medesima ipotesi e la maggior parte della gente ci arriva da sè. La grande, misconosciuta intuizione dell'ebraismo è che Dio non deve essere rappresentato in qualsivoglia forma fisica.

Una volta guidai un dibattito su Dio tra bambini della quarta elemenntare. Per cominciare chiesi loro di dirmi quello che sapevano di Dio.

Naturalmente, la prima osservazione fu :" Dio è invisibile".

Allora chiesi che aspetto avrebbe avuto Dio se fosse stato visibile.

"Nessun aspetto" rispose un altro. "Perchè Dio non ha un corpo"

" Forse" azzardò un giovanissimo teologo " Dio è visibile, solo che non c'è niente da vedere".

Perciò, non solo non si dovrebbe, ma nemmeno si potrebbe fare di Dio un idolo, eppure gli uomini ci provano. Grazie ai feticci pensiamo di poter manipolare sessualmente qualcuno che amiamo; allo stesso modo, un idolo permette all'idolatra di immaginare che Dio possa essere tenuto fra le mani. E, dal momento che nè feticcio nè idolo vivono di vita propria, possono essere qualsiasi cosa ci piaccia.

" Tutto il popolo tolse i pendenti che ciascuno aveva agli orecchi e li portò ad Aronne". Più tardi Aronne spiegò a Mosè: " Io l'ho ( l'oro) gettato nel fuoco e ne è uscito questo vitello". Proprio così!

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Menchem Mendel insegnava: " Il grande rischio è essere pieni di sè, di boria, di autocompiacimento, sentimenti che sono propri del culto idolatrico".

Il primo idolo, quello che ci rende idolatri, non è una statua ma l'ego, e non mi riferisco a quella dimensione immaginaria della psiche postulata da Freud, ma piuttosto a un modo di comportarsi che sembra dire: " giudico sia me che te, e io sono più importatnte di te". L'ego non è pensare di essere dotati di talento o brave persone; questo indica sicurezza di sè o, in casi estremi, semplice vanità. L'ego è arroganza: è pensare di essere migliori di qualcun'altro, è vantarsi in presenza e a spese di qualcun altro. Un eremita non può essere arrogante. Un ego necessita di qualcun altro, di un altra persona, di qualcuno che sia inferiore, davanti al quale ci si possa pavoneggiare: testa alta, petto in fuori. La fantasia massima è non solo giudicarsi migliori di altri, ma cercare di rendersi così importanti da immaginare che si possa fare tutto ciò che si vuole e vivere per sempre. Tutta la Bibbia ebraica può essere intesa come una cronaca dei tentativi dell'uomo, costantemente falliti, di fare tutto ciò che desidera, di vivere eternamente e di essere quindi Dio. E' in tal modo che sia l'ego sia l'idolo tentano di soppiantare Dio.

Effettivamente, il divieto dell'idolatria, vieta anche l'egoismo, l'egocentrismo a spese di qualcun altro; quest'ultimo comportamento è all'origine di una persona gretta. Quindi il divieto di venerare idoli non è altro che un modo bizzarro usato dalla teologia per dire:" Non essere egocentrico".

Le prime due espressioni pronunciate sul Sinai ora significano: " se permetterai che io sia Dio, non sarai un essere meschino" o , viceversa, " se sei un essere meschino, non c'è Dio! ". La barriera tra noi e Dio è il nostro ego, e il punto di maggior tensione è il pronome di prima persona, io."

( tratto da " In questo luogo c'era Dio ed io non lo sapevo" di Lawrence Kushner – ed. Giuntina )